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Su "S", in edicola

Loro non vanno in pensione
Ecco gli "highlander" della Regione


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Difficile far “dimagrire” la Regione se si continua a tener dentro anche chi potrebbe uscirne. Come descritto dal mensile S in edicola, non sono rari i casi di dirigenti e funzionari che, una volta raggiunta l'età pensionabile, vengono mantenuti all'interno degli uffici grazie a proroghe che raggiungono spesso il massimo consentito: due anni.
Così, si scopre ad esempio che a 69 anni c'è ancora il tempo per firmare un nuovo contratto con la presidenza. È il caso di Castrenze Marfia, unico dirigente di prima fascia vantato da Palazzo d'Orleans. Per lui, classe 1942, già quattro anni fa era giunto il momento di andare in pensione, visto il raggiunto limite d'età di 65 anni. Per lui, però, la storia un po' si complica, visto che il dirigente ha goduto della cosiddetta “legge Carnevale”, che gli consente di recuperare gli anni di lavoro “perduti” a causa di ingiusta detenzione (nel 1993 era stato coinvolto e poi prosciolto per un caso di tangenti). Una proroga (ma di soli quattro mesi) è arrivata anche per il direttore dell'Ersu di Palermo Aldo De Franchis, il dirigente dell'Ispettorato provinciale di Catania Vincenzo Fusto (proroga fino a 67 anni), l'istruttore del dipartimento dei beni culturali Ferdinando Lazzarini (anche per lui proroga di due anni), e Rita Franca Virgilito, Pietro Trapani, Maria Scira e Maria Rosa Saraceno, tutti impiegati all'assessorato della Funzione pubblica.


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