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mozione di censura. le reazioni

Russo: "Pronto a confrontarmi,
ma non a queste condizioni"

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giulia adamo, massimo russo, raffaele lombardo, sanità, sicilia, Politica
Non ci sono stati né vincitori, né vinti, alla fine. Certo, c’è stata tanta carne al fuoco, la maggioranza ha traballato, le spaccature del Pd hanno mostrato i loro profili più delineati, ma di certo non ha vinto nessuno. Non ha vinto Massimo Russo, che – diciamolo – l’ha scampata bella. Non ha vinto Lombardo, che ha dovuto fare ricorso a un codicillo per non rischiare che la sua maggioranza, nella foschia del voto segreto, lo tradisse nel momento del bisogno. Non ha vinto l’opposizione, che di fatto neanche stavolta è riuscita a incardinare la discussione sulla sanità.

“Qui non si tratta di perdere o di vincere – ha detto l’assessore alla Salute – ma di dare conto di una realtà estremamente complessa”. Russo ha assicurato di essere “pronto a interloquire sulla sanità regionale, ma nelle sedi opportune, con un ordine del giorno o un dibattito sul tema. Oppure promuovano la sfiducia, ma non lo facciano sotto le mentite spoglie della mozione di censura”.

Inequivocabile il commento di Lombardo alla fine della seduta: “Mettere in discussione le politiche della sanità, che occupa il 50% dei bilanci regionali, equivale a porre la fiducia sul governo. Non potevamo permettere che una mozione di sfiducia a tutti gli effetti fosse votata dietro le mentite spoglie di una censura. Dietro la mancata ammissione della pregiudiziale, poi, c’è stato il rischio di assistere a una violazione dei diritti parlamentari”.

Ma quale è stato il codicillo a cui si è appellata la maggioranza per non arrivare a discutere la mozione del Pdl? Si tratta dell’articolo 101 del Regolamento dell’Assemblea, attorno al quale è esploso il casus belli a Sala d’Ercole. Lombardo e i suoi, infatti, si sono appellati proprio all’articolo 101 e al diritto negato – secondo la maggioranza - di presentare la pregiudiziale alla mozione di censura: “Prima che abbia inizio la discussione generale – cita il testo del Regolamento – un deputato può proporre la questione pregiudiziale, cioè che l’argomento non debba discutersi, e la questione sospensiva, cioè che la discussione o deliberazione debba rinviarsi”.

In seconda battuta, inoltre, Lombardo è stato ancora più esplicito: “La sanità è il governo. Se vogliono, che votino la fiducia a questa giunta. Altrimenti si discuta in Aula di Sanità, ponendo il tema all’ordine del giorno e con scrutinio palese. Posso assicurare – ha concluso il governatore – che se fossimo usciti dall’Aula, insieme a noi sarebbero usciti almeno sei deputati della minoranza”.

Più moderato l’Udc di Giulia Adamo. La capogruppo, infatti, ha annunciato che i suoi avrebbero votato compatti contro la mozione in caso di voto palese, mentre si sarebbero astenuti in caso di voto segreto, garantendo in ogni caso la loro presenza in Aula e, quindi, il numero legale. Un gesto, secondo la Adamo, volto a “garantire un diritto all'opposizione. Sull'operato dell'assessore Massimo Russo – ha aggiunto l’esponente centrista – abbiamo più volte e con chiarezza manifestato le nostre critiche e per questa ragione presenteremo un ordine del giorno per riaprire un dibattito serio sulla Sanità”.


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