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Pd. Il giorno dopo

La voce del padrone


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C'era quella gran bella scena del sempreverde Indiana Jones, chissà chi se la ricorda. Nel mitico I predatori dell'arca perduta, a un certo punto si para davanti a Harrison Ford un tizio munito di scimitarra, che per impressionare l'archeologo-avventuriero comincia a maneggiare l'arma con una serie di spettacolari acrobazie. Il professor Jones lo lascia fare per un po', poi si scoccia, tira fuori la pistola e gli spara. Ecco, qualcosa del genere, se Spielberg ci concede il prestito, è accaduta ieri al Jolly Hotel, nel corso della tormentata direzione del Partito democratico.

Per un pezzo, correnti, fazioni e battitori liberi si sono azzuffati, un paio di signori sono quasi venuti alle mani, negli interventi si è dissertato di alchimie, equilibri e formule politiche. Giuseppe Lupo aveva letto la sua bella relazione, Maurizio Migliavacca, paracadutato da Roma nella trincea sicula, gli aveva dato ragione. In sostanza, il governo tecnico non aveva più maggioranza all'Ars, Lupo da giorni lo andava ripetendo, all'Ars si valuteranno i provvedimenti del governo, ddl per ddl, fin quando al Terzo polo, per attingere a un'elegante perifrasi francese, non gli passa il babbìo. Poi era stata la volta della minoranza interna, con il j'accuse di Davide Faraone e le invettive di Enzo Bianco che rispolverava, unico e ai limiti del demodè, la questione morale. C'era anche la quasi rissa tra Arnone e Crisafulli, una spolverata di folklore per non annoiarsi.

Insomma, ognuno aveva detto la sua, segreteria nazionale inclusa. Tutto molto bello, movimentato, spettacolare. Poi Indiana Jones s'è rotto le scatole, e ha deciso di fare sul serio. Antonello Cracolici ha detto che lui quella relazione, così, non la votava. Beppe Lumia ha spiegato che Sel e Idv in Sicilia hanno quattro voti e il Pd deve vincere, quindi deve allearsi con chi i voti ce li ha (i contenuti, prima di tutto, ca va sans dire), tra gli applausi e l'osanna della platea. Insomma, alta e nitida s'è levata la voce di chi comanda il partito, a prescindere da Bersani e dai suoi messi.

A quel punto quella vecchia volpe di Crisafulli ha pure tentato di capovolgere la situazione, offrendo sponda a Lupo. Ma pronta è arrivata la manina dei democristiani di lungo corso, gente che sulle capriole congressuali non prende lezioni da nessuno, che con Nino Papania hanno trovato la quadra, aprendo la strada, con una dichiarazione volutamente criptica, al governo politico (senza però menzionarlo espressamente). L'area Lupo-D'Antoni ha bevuto per non affogare, domani è un altro giorno. La strada che dovrà portare Cracolici e gli altri verso un posto in giunta ora è più sgombra. Sempre che a Roma, nel frattempo, Casini non si convinca a fidanzarsi con Alfano, con una virata a destra della barca terzopolista che in Sicilia farebbe cascare a mare il Pd. Senza salvagente.

ps Convocata per oggi alle 16 conferenza stampa del segretario Giuseppe Lupo. Nell'aria, domande e risposte sull'ormai mitico lodo Papania, che testualmente non cita le parole "governo politico", parlando di generiche "alleanze". Chiusa la partita di ieri, c'è da scommettere che oggi comincino i supplementari sul fronte dell'esegesi.


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