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L'uso delle intercettazioni

Il gip decide su Romano e Vizzini

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Il gip Piergiorgio Morosini deciderà domani se trasmettere alle Camere la richiesta di autorizzazione all'uso delle intercettazioni che riguardano il ministro
Saverio Romano e il senatore Carlo Vizzini (nella foto). Entrambi sono coinvolti con Totò Cuffaro, che all'epoca non era deputato, nell'inchiesta su presunte tangenti distribuite dal tributarista Gianni Lapis per favorire la vendita a un gruppo spagnolo della società "Gas" di cui era socio Massimo Ciancimino. Tutti sono indagati per corruzione aggravata dall'avere agevolato Cosa nostra. Il gip dovrà stabilire se le intercettazioni, che risalgono al periodo 2003-2004, sono rilevanti per l'indagine.

E in questo caso dovrà chiedere il consenso delle Camere di appartenenza di Romano e Vizzini. Dalle intercettazioni emergerebbero contatti tra Lapis e vari politici che avrebbero ricevuto denaro: 50 mila euro ciascuno a Romano e Cuffaro per "contributi elettorali", altri soldi a Vizzini. Tutti hanno negato di avere ricevuto tangenti. Vizzini in particolare ha spiegato che Lapis gli ha "restituito una somma proveniente da miei risparmi e da mie liquidazioni". "Quel denaro - ha aggiunto - fu da me lecitamente investito tramite Lapis nel 1994 (quando ero un privato cittadino) e mi è stato restituito dopo 10 anni: in tutto circa 130 mila euro. Mi auguro che si possa stabilire al più presto la verità. Ma intanto vorrei ricordare ancora una volta che, come risulta dagli atti dell'inchiesta, non ho mai conosciuto né Massimo né Vito Ciancimino. Quest'ultimo anzi, a detta del figlio, mi riteneva ostile in quanto 'sbirro'. E' quanto dire".


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