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L'accusa di Lo Verso e i pm

"Cuffaro e l'accordo con Binnu"
Tirato in ballo anche il ministro Romano


cuffaro, provenzano, Cronaca, Politica
Totò Cuffaro garante di un accordo con Bernardo Provenzano. Lo sostiene il pentito
Stefano Lo Verso in uno dei tre verbali su cui si fonda l'appello, presentato oggi, della procura di Palermo contro il proscioglimento dell'ex presidente della Regione dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Lo Verso tira in ballo anche il ministro Saverio Romano. Racconta di avere saputo, in via confidenziale, da Nicola Mandalà, boss di Villabate, dei rapporti della cosca mafiosa del paese in provincia di Palermo con con Cuffaro e Romano.

Nel febbraio scorso il giudice per l'udienza preliminare Vittorio Ananaia ha ritenuto che per Cuffaro valesse il ne bis in idem, ossia il non luogo a procedere per gli stessi fatti per i quali era già stato condannato a 7 anni per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. Sentenza ormai definitiva e che Cuffaro sta scontando a Rebibbia. Ora, però, le dichiarazioni del mafioso pentito di Ficarazzi aprono nuovi scenari. Lo Verso era uno dei pochi a potersi presentare al cospetto di Bernardo Provenzano che di lui si fidava tanto da affidargli la copertura della sua latitanza. Ed è nel 2004, anno in cui era ancora fuga, che il padrino corleonese avrebbe pronunciato il nome di Cuffaro. Prima avrebbe rivelato a Lo Verso la sua vera identità. Poi, gli avrebbe detto di stare tranquillo nonostante l'arresto dell'ingegnere e manager della sanità privata Michele Aiello, perché Cuffaro avrebbe dovuto mantenere gli accordi. Accordi inderogabili di cui era a conoscenza Antonino Mandalà, condannato in primo grado perché considerato appartenente alla mafia di Villabate.

Nell'atto di appello firmato dai pubblici ministeri Antonino Di Matteo e Francesco Del Bene, una trentina di pagine in tutto, sono stati allegati tre verbali di Lo Verso. In uno si fa rifermento alla vicenda di Provenzano, negli altri due il boss di Ficarazzi conferma, indirettamente, le accuse di un altro collaboratore di giustizia Francesco Campanella. Lo Verso sostiene di avere raccolto, durate un comune periodo di detenzione, le confidenze di Vincenzo Paparopoli, altro favoreggiatore di Provenzano, il quale gli confermò che quanto sostenuto da Campanella era tutto vero.

In passato Campanella ha tirato in ballo Cuffaro ma anche il ministero delle politiche agricole Saverio Romano. Parlando di candidature, Campanella disse che quella di Giuseppe Acanto, inserito alle regionali del 2001 nella lisa Biancofiore che appoggiava Totò Cuffaro, era sponsorizzata dalla mafia di Villabate. Una candidatura decisa, formalmente, da Saverio Romano, allora responsabile della formazione delle liste. Nei confronti di Romano pende una richiesta di rinvio a giudizio dopo che il gip di Palermo ha respinto l'istanza di archiviazione proposta dalla Procura e ha imposto l'imputazione coatta per il ministro. Oggi Lo Verso dice di avere saputo in da Nicola Mandalà che i mafiosi di Villabate avevano rapporti con Cuffaro e Romano.


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