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La mafia fa ridere?


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La mafia fa ridere? E' una domanda oscena, ma necessaria. Si rivolge a un lato inconfessabile del nostro sguardo, alla perversione che non possiamo ammettere. Lì, esiste un ventre molle che fa a pugni con i nostri intenti migliori. Abbiamo eretto l'altare della memoria, con lo sputo della retorica. I frutti guasti si vedono. Le commemorazioni sono disertate. O sono vuote o sono piene di gente distratta e dunque vuotissime. Il 23 maggio, il 19 luglio, don Puglisi, il rosario dei martieri e degli eroi, tutto portiamo a fatica ormai. Tutto ricordiamo con difficoltà. E se torniamo in via D'Amelio, ci comportiamo come quando eravamo bambini a casa di nonni antipatici. Un continuo sbuffare interiormente e muovere i piedi con fastidio, aspettando che finisca. Forse sarebbe il caso di abolire ogni commemorazione ufficiale. Ci vada solo chi vuole. Sarebbe un buon approccio statistico per calcolare i siciliani col vizio della coerenza.

E poi arriva Nino Il Bello, con la sua bandana da pirata. E ci viene da ridere. Ridacchiamo, mentre lo vediamo incedere sulle scale della questura come un gallinaccio impacciato. E ci sentiamo in colpa, un attimino dopo. Il pungolo del dubbio irrita: ridiamo perché lo consideriamo ridicolo o perché lo percepiamo buffo? Nel primo caso, almeno potremmo appellarci alla condanna, al dileggio: una forma di lontananza. Nel secondo - ahinoi - non potremmo proprio scacciare il moscerino fastidioso di un'empatia, di una risonanza umana con una specie dannata, di una solidarietà involontaria, istintiva e oscena come la domanda iniziale. Ridiamo perché - nonostante il nostro perbenismo antimafioso, nonostante la sgangherata messinscena di questo bossucolo del racket - troviamo lo Scintillone "simpatico". A pelle.

Ne scaturisce un senso di colpa che rintraccia il suo sfogo nella famosa avventura di Miccoli e del figlio (incensurato) del boss. Chiariamo: un'informativa è una notizia che i giornali hanno fatto bene a pubblicare. Ma forse avremmo potuto tentare di capire. Invece, dalla sponda della nostra abituale indifferenza, si è visto un oceano immenso di ditini e sopraccigli alzati. E dietro la distesa, un chiacchiericcio infamante e occulto ai danni del capitano del Palermo. Succede, nella città in cui tutti hanno visto, ma nessuno sa.

E adesso come la mettiamo con la nostra coscienza che vorremmo linda per crocifiggere gli altri? Come la mettiamo con il cursus di anniversari che dovevano consegnarci un cuore puro? Come la mettiamo con le ricorrenze seccanti, in cui biascichiamo i nomi dei morti? Lì, ci andiamo - quando ci andiamo - come bambini ribelli, per rinnovare una liturgia di cui si è persa la sostanza. Ma lo Scintillone ci fa ridere. E' simpatico?


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