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Processo a Catania. Parla Lombardo

"Sempre stato sereno
Smonteremo le accuse"


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“Qualcuno mi ha scritto simpaticamente che il 14 dicembre potrei ricevere un invito di Barroso a Bruxelles”. Raffaele
Lombardo esorcizza così, scherzandoci su, la notizia della citazione in giudizio che lo costringerà a presentarsi davanti al giudice monocratico tra tre mesi per rispondere dell'accusa di “voto di scambio”. Udienza per la quale non è previsto alcun “legittimo impedimento”. Il presidente scherza facendo riferimento al premier (“no, non mi ha chiamato, ma credo sia in altre faccende affaccendato”), ma assicura di non aver mai perso la tranquillità, in questi mesi di voci legati al processo Iblis dove inizialmente il presidente era stato indagato per concorso esterno (posizione poi stralciata).

“Sono stato sempre sereno – afferma il governatore – perché ho sempre saputo di non avere nulla da nascondere”. Ma non sono mancati, in questi mesi, i momenti di tensione “soprattutto per le ricadute che certe notizie, riportate dai giornali, potevano avere non tanto sulla mia persona, quanto sull'istituzione che rappresento”. Un'istituzione che, comunque, dovrà rispondere di un reato grave di fronte al giudice: “Dimostrerò che questi fatti non hanno un fondamento. Smonteremo le accuse. In ottantamila pagine di verbali non c'è un solo fatto che mi veda protagonista di uno scambio di alcun tipo con chicchessia”.

A maggior ragione, spiega Lombardo, perché nelle elezioni politiche del 2008 quei voti non erano così “necessari”: “Io ero capolista e candidato alla presidenza della Regione. E voglio ricordare che non erano previste preferenze a singoli candidati, bensì al partito. Un partito che, vista la legge elettorale, essendo in coalizione con Pdl e Lega non avrebbe avuto la necessità di raggiungere il 2% per assicurarsi la rappresentanza in Parlamento”.

Sull'operato della magistratura catanese, Lombardo si limita a dichiarare la “massima fiducia, ma non voglio entrare nei particolari dell'operato dei giudici”. Il procuratore capo Patanè, però, oggi su “Repubblica” ha affermato che, a volte, serve più coraggio per assolvere un importante uomo politico, piuttosto che condannarlo. “Da cittadino – dice Lombardo – posso dire che, in effetti, a volte un'azione clamorosa può rendere un magistrato più famoso. Ma se questa azione comporta una violazione della legge credo non abbia fornito un buon servizio”.

Resta sullo sfondo, però, anche il nodo politico, con ali del Pd che affondano chiedendo il ritiro dell'appoggio al presidente. “Io penso – spiega Lombardo – che i partiti che ci sostengono, da oggi saranno meno influenzati da una vicenda che assume, mi pare evidente, connotati assai diversi”. Una vicenda che finirà inevitabilmente sul tappeto della direzione del Pd prevista per lunedì. E ai democratici Lombardo rivolge un'ironica stoccata: “Il Pd prenderà una decisione definitiva sui temi legati al sostegno a questo governo? Non credo proprio..”.

Sull'eventualità di elezioni anticipate e su quelle di una sua possibile nuova candidatura, dal canto suo, il governatore conferma quanto detto nei giorni scorsi, aggiungendo che “le decisioni verranno prese a prescindere da questa vicenda giudiziaria. Sulle elezioni anticipate posso assicurare di non avere alcuna preclusione. Ma sono convinto che questa coalizione andrà avanti. La mia esperienza alla guida della Regione? Credo che un'avventura di cinque anni sia più che soddisfacente. Su questa poltrona – aggiunge Lombardo – non si sta comodi. Spesso scotta. Se le riforme che abbiamo pensato possono andare a buon fine, vale la pena bruciacchiarsi ancora un po'”.

Intanto, arrivano anche i messaggi di solidarietà. Lombardo rivela di averne ricevuto uno dal presidente della Camera Gianfranco Fini: “Mi ha scritto che molti in parlamento hanno pensato 'allora le cose non erano come le hanno descritte i giornali'”. Lombardo è più tranquillo. Lo è sempre stato, a suo dire. “Forse da qualche notte dormo un po' meglio. Ma i magistrati non c'entrano. Ho solo smesso di prendere caffè al ginseng”.


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