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Parla Gianni Zonin

"Così sarà la banca del Mezzogiorno"

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banca nuova, zonin, Economia
Il banchiere del Veneto alla conquista del Sud partendo dalla Sicilia. L’ambizione? Diventare la nuova banca del Mezzogiorno. “Quella vera, però”. A dirlo è il presidente del gruppo Banca Popolare di Vicenza (Bpvi),
Gianni Zonin (nella foto), oggi a Palermo per inaugurare la nuova sede di Banca Nuova di via Cusmano, l’antica centrale elettrica della città conosciuta anche come la “Fabbrica della Luce” (4.120 metri quadrati a pochi minuti da via Libertà per un investimento di oltre 10 milioni di euro). Il complesso dell’inizio del Novecento ospita una filiale, gli uffici, la sala del cda e la direzione generale della banca.

Dopo la riorganizzazione del gruppo, Bpvi ha infatti diviso l’Italia in due: la Popolare di Vicenza al Nord e Banca Nuova al Sud. Ad oggi l’istituto di credito - l’unico ad avere sede legale a Palermo dopo che il Banco di Sicilia ha traslocato a Piazza Cordusio - conta 95  filiali, 17 negozi finanziari, 4 uffici private banking e una rete di circa mille dipendenti sparsi tra Sicilia e Calabria. Il grosso (quasi il 90%) è concentrato però nell’Isola dove sono in programma due nuove aperture a Palermo (in corso Vittorio Emanuele e in via Roma), una a Messina e a Catania. “A breve – ha annunciato Zonin – ci saranno filiali di Banca Nuova anche nelle altre regioni del Sud”. La prima bandierina sarà piazzata in Puglia, a Bari. “Abbiamo superato i tre anni di crisi e siamo pronti a crescere, passo dopo passo”, ha aggiunto Zonin che è sbarcato per la prima volta in Sicilia in veste di imprenditore del vino nel 1997 quando comprò i vigneti di Butera, in provincia di Caltanisetta.

Ora la nuova sfida: “Vogliamo creare la banca del Mezzogiorno, quella vera, che aiuti famiglie e imprese”. Velleità sull’Irfis, la nuova società finanziaria creata dalla Regione siciliana sulla scia di Finlombarda? Neanche per sogno. “È il consiglio d'amministrazione a decidere, ma da imprenditore dico che preferisco avere sempre un’azienda al 100%”, ha risposto il presidente della Banca Popolare di Vicenza. Scettico anche il direttore generale di Banca Nuova, Francesco Maiolini: “Mi chiedo se questo sia il momento economico giusto per creare un nuovo istituto che richiede un grosso investimento iniziale. Fare una banca a medio termine è molto difficile e se c'è la politica dentro è impossibile”, ha poi osservato il dg della banca che qualche anno fa provò, senza successo, la scalata all’Irfis messo in vendita dal gruppo Unicredit.

Di certo c’è che la nuova società finanziaria della Regione, se mai dovesse partire, potrebbe dare del filo da torcere a Banca Nuova nella gestione delle risorse pubbliche per le imprese. Un po’ quello che l’istituto di via Cusmano fa con il fondo regionale per il commercio, un plafond da 50 milioni di euro destinato a aiuti agli investimenti (30 milioni) e ai contributi in conto interesse (20 milioni).


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