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L'assalto al centro scommesse

Storia di Renato Di Blasi,
il rapinatore morto a casa sua


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Renato Di Blasi non ce l'ha fatta. Il  rapinatore del centro scommesse "Eurobet", al villaggio Santa Rosalia, è morto stanotte, nonostante un delicato intervento chirurgico. Martedì sera, l'uomo aveva fatto irruzione con un complice e - dopo la colluttazione con uno degli impiegati - era stato trasportato d'urgenza all'ospedale Civico. Qui è stato poi operato al cranio. Le ferite erano troppo profonde e nella notte le funzioni vitali del pregiudicato si sono fermate. Lunghissima la lista dei precedenti penali: furto, rissa, detenzione e spaccio di stupefacenti, lesioni, rapina, oltraggio a pubblico ufficiale. L'ultimo colpo gli è stato fatale. Da dieci anni non varcava più la soglia del carcere. Forse ci sarebbe ritornato, se l'intervento chirurgico fosse andato a buon fine, invece Renato Di Blasi se n'è andato via così.

Al villaggio Santa Rosalia l'opinione pubblica sembra spaccarsi in due. Ai crocicchi c'è chi parla di "giustizia", qualcuno dice "ma cu ciù fici fari" ma non si capisce a chi si riferiscano. Quando il cronista chiede se lo conoscevano alzano le spalle e si disperdono. Questa notte l'ultimo atto di una vita disperata, Renato Di Blasi. Ha trovato la morte proprio nel quartiere in cui viveva, la sua abitazione dista poche centinaia di metri dal luogo della rapina. Se cerchi di capirci qualcosa in questa vicenda di ordinaria violenza metropolitana, l'unico comune denominatore è che molti continuano a dire che se l'è meritata: lo senti dire al Policlinico dove si aspettava che venisse portata la salma, lo senti dire anche nei pressi della camera mortuaria del Civico dove, invece, si trovava il corpo.

Almeno fino alle 13,30. Una ventina di persone in tutto, seri, silenziosi, immobili, alcuni in piedi, altri seduti nel muretto di cinta. Anche qui nessuno parla. Maglietta nera e avambraccio tatuato: si gira dall'altra parte. Capelli rasati e collanina color corallo: "Passate domani, forse qualche parente lo trovate, noi non sappiamo niente". Eppure la solita gola profonda, lo stesso che ci informa che il medico legale deve ancora arrivare, rivela che tra la gente c'è anche il fratello di Di Blasi. Neanche lui ha molta voglia di parlare. Facce dure, pupille accese e silenzio. Un silenzio che assorda nel piazzale polveroso della camera mortuaria. Renato Di Blasi in quel centro scommesse ci era entrato perchè voleva il contenuto della cassaforte, ma nessuno dei due addetti alle pulizie aveva le chiavi. Dopo aver rovistato nei cassetti, l'uomo insieme al suo complice era riuscito ad arraffare appena duemila euro. Non contenti, però, avevano deciso di derubare G.L. - l'impiegato che insieme alla diciannovenne L.V.,  faceva le pulizie nel centro – del cellulare e del portafogli. Afferrato il bottino i due malviventi sono usciti di corsa dall'Eurobet per poi tornare indietro e  zittire G.L. Che aveva cominciato ad urlare per dare l'allarme.

Di Blasi, però, si è beccato un colpo di estintore al cranio, vibrato da G.L. Per difendersi. Il complice, invece, è riuscito a darsi alla fuga facendo perdere le proprie tracce. La coppia ha poi avvisato il 118 e i carabinieri che giunti sul posto hanno constatato la presenza del quarantanovenne riverso per terra e privo di conoscenza. I primi rilievi sono stati effettuati dal personale del Nucleo Operativo e dalla Stazione Scalo insieme al Nucleo Radiomobile e con il supporto della locale Sezione Investigazioni Scientifiche. Nella scena del crimine sono state sequestrate le calze di nylon intrise di sangue, con cui i malfattori avevano fatto irruzione,   e l'estintore svuotato del suo contenuto. G.L. ed L.V. sono stati ricoverati presso il pronto soccorso del Policlinco, per loro tanta paura e delle escoriazioni. Per Di Blasi il tragico epilogo.

(Foto d'archivio)


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