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La nuova vicinanza tra il presidente e il Pdl

Le grandi manovre
di Lombardo e Castiglione


castiglione, lombardo, Politica
E così le grandi manovre hanno avuto inizio. Raffaele Lombardo incassa un discreto successo. Piccola spina nel fianco: l'Udc.  I casiniani hanno deciso di non seguirlo in aula. "Ci siamo astenuti - spiega il capogruppo Giulia Adamo perché ci sembrano eccessivi i tre mesi di esercizio provvisorio, con il rischio di un ulteriore dannoso slittamento. Abbiamo valutato che la maggioranza c'era e abbiamo voluto dare un segnale concreto del nostro dissenso". E' la classica foglia di fico. Il terzo polo scricchiola paurosamente a Roma e in Sicilia comincia a non stare tanto bene in salute. Se è vero che qui si anticipa sempre tutto, i segnali cominciano ad apparire inequivocabili. Ognuno per sé.

Le parole - insegna Moretti - sono importanti. "Questo esercizio provvisorio – ha detto Lombardo -  servirà a tutti. Alla luce dell’apertura di dialogo che mi viene dal Pdl nella persona di Giuseppe Castiglione, che  non posso che giudicare positivamente,  credo che si potrà insieme ragionare sul bilancio”. L'apertura, cioè le frasi zuccheromiele, dopo mesi di cruenti cannoneggiamenti senza fare prigionieri, dalla bocca pidiellina dell'acerrimo nemico: "Non si può andare avanti così - ha intimato Castiglione -  io non mi ritrovo tra coloro che hanno creato scontri e sono il meno litigioso di tutti. Per questo ritengo che bisogna recuperare la dialettica del fare". Certo, poi le solite punzecchiature contro Lombardo che ha "tradito gli elettori". Diciamo il minimo sindacale.

Sta accadendo, forse, quello che avevamo previsto, anche se le variabili sono infinite. Il richiamo all'intesa "per il bene della Sicilia" fornisce la coperta di un senso di responsabilità istituzionale sempre pagante in termini di consenso. E, sotto la coperta, perché non provare a riallacciare qualche filo nel nome di Silvio e dell'autonomia santissima, tra il Pdl e l'ex reprobo Raf? A poco, piano piano, senza troppa fretta, ma senza perdere tempo, in contemporanea con la consunzione dell'eresia terzopolista. Silvio ha bisogno di truppe per sgominare l'odiata profezia leghista sul ritorno alle urne. Raffaele Lombardo ha un olfatto imbattibile. Dovesse vederci la convenienza irresistibile,  sarebbe pronto a valutare una bella retromarcia in direzione berlusconiana, con molti cari saluti al Pd. Tanto la vita è lunga, le vie del ribaltone sono infinite.


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