Live Sicilia

La lettera del professore Lo Piparo

"Chiarisco la mia posizione
sul suicidio di Norman"


franco lo piparo, Cronaca
Caro Signor Puglisi,
grazie. Questa notte avevo già letto l'articolo. Ho atteso la mattina prima di mandarle le mie considerazioni.
A caldo alcune osservazioni professionali.
1) Per completezza di informazione sarebbe stato corretto non saltare le poche righe in cui spiego perché considero pedagogicamente e politicamente sbagliato dedicare a Norman Zarcone un'aula. Ai suoi lettori dovrebbe essere utile conoscerle, anche per dissentirne.
2) Sempre per completezza di informazione sarebbe stato utile per i suoi lettori sapere che io sostengo che se le denunce del padre risultassero vere (e dovrebbe essere una commissione autorevole e indipendente a stabilirlo), a Norman andrebbe intestata non un'aula ma un'intera facoltà o l'intero Ateneo.
3) A proposito della targa come foglia di fico, per i lettori sarebbe stato utile conoscere tutta la frase: "una ipocrita foglia di fico con cui comodamente e a costo zero l’Università di Palermo copre le proprie vergogne, reali o presunte che siano".
4) Mi sarò spiegato male: non ho detto che "ho delle riunioni periodiche coi miei collaboratori". Questo è vero ma è irrilevante rispetto alla vicenda Norman Zarcone. Ho detto che da quando esiste il dottorato di filosofia del linguaggio, cioè da vent'anni, almeno una volta ogni tre mesi ciascun dottorando discute lo stato della propria ricerca con tutto il collegio dei docenti e in presenza di tutti i dottorandi in corso. Questo per dirle lo scrupolo e la trasparenza con cui lavoriamo.
5) La dichiarazione di Rigamonti su "Norman che stava nella squadra sbagliata". Sarebbe stato utile ai suoi lettori sapere che i due ricercatori che negli ultimi dieci anni hanno ruotato intorno alla Cattedra di Filosofia del linguaggio hanno il seguente profilo scientifico e accademico: uno ha preso un P.H.D. con Dummett a Oxford (per i non addetti ai lavori, ricordo che Dummett è un punto di riferimento della ricerca internazionale nella filosofia del linguaggio), ha insegnato in diverse università inglesi, meriterebbe molto di più di un posto di ricercatore; tanto per segnalarle la mia baronitudine e il mio familismo accademico, l'ho conosciuto fisicamente solo uno o due anni prima della sua partecipazione al concorso di ricercatore a Palermo; l'altro, molto bravo e con solide esperienze internazionali, l'ho conosciuto come allievo del prof. Rigamonti. Stando ai criteri del prof. Rigamonti stavano entrambi "nella squadra sbagliata". Chiederò pubblicamente a Rigamonti a cosa pensava quando ha detto a una giornalista che "Norman stava nella squadra sbagliata". A proposito di "quanto contino gli interessi, i rapporti e le parentele". Non c'è stata occasione di raccontarle la storia del mio "casato familiare". Sono il primo laureato della mia famiglia (mio padre aveva frequentato qualche anno di avviamento al lavoro, mia madre i primi anni della scuola media), non ho sposato nessuna figlia o nipote di professore o onorevole, i genitori di mia moglie avevano più o meno lo stesso status scolastico dei miei, ho due figlie professionalmente affermate in campi molto lontani dal mio lavoro accademico, nessuna di loro con mia grande gioia ha intrapreso carriera universitaria. Perché, caro signor Puglisi, non si è credibile per quello che si dice ma per quello che nella propria vita si è fatto.
Vedremo quali saranno i commenti. Ho letto quelli della prima puntata. Bisognerebbe spiegare che non sono in discussione né la pietas umana né l'angoscia che non si può non avere in presenza di un ragazzo poco più che ventenne che decide di togliersi la vita. C'è un aspetto istituzionale che è altrettanto importante: se si vogliono evitare altri malaugurati casi Norman Zarcone con le polemiche che ne sono derivate bisogna che il merito venga riconosciuto a tutti i livelli e, per ottenere ciò, non servono a niente le targhe, serve una cosa fondamentale: punire i responsabili e, naturalmente, punirli dopo averne accertato la effettiva responsabilità.
La memoria di Norman Zarcone si deve anzitutto onorare con comportamenti chiari e trasparenti: chi prende la parola si presenti pubblicamente. Il ministro Gelmini, che ha chiesto di dedicare un'aula a Norman come iniziativa simbolica di sotegno al gesto di "un giovane che che non accettava le rendite di posizione e i privilegi di certi baroni", cominci col dare l'esempio: speghi agli italiani e al mondo universitario i suoi meriti e la sua carriera. Le targhe e le aule intestate a quel punto hanno un senso. Altrimenti sono solo ipocrite foglie di fico usate per nascondere le proprie vergogne e perché tutto continui come sempre.
Un caro saluto
Franco Lo Piparo
 
Gentile Professore, grazie per le ulteriori precisazioni. Nei pezzi giornalistici alcune parti del discorso saltano necessariamente  per sintesi. Il suo pensiero è stato ben rappresentato. Questa integrazione è comunque utile per capire meglio. Cordiali saluti. (rp)


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