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La posta del 25 dicembre

Ma che c'è da ridere?

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Tonino è il postino di una ridente cittadina siciliana. Come ogni mattina, anche quel ventoso giorno di dicembre, è al lavoro, in giro con lo scooter giallo delle Poste, sul consueto percorso che lo vede distribuire lettere e raccomandate a famiglie e negozianti. In verità, più che lettere si tratta sempre più spesso di bollette, fatture, multe e pubblicità. Le belle lettere di un tempo ormai viaggiano on line. Quel giorno, la borsa di pelle consunta, marrone ingiallito, pesa più del solito. “Strano - dice Tonino e ridacchiando pensa, “saranno le letterine per Babbo Natale”.

Fa caldo, soffia forte lo scirocco nella ridente cittadina sicula, una folata di vento fa slittare lo scooterino e la borsa che contiene la fatica giornaliera di Tonino cade per terra, facendo precipitare tutte le missive. Cercando di riporle tutte nella vecchia borsa, Tonino si accorge che la maggior parte sono tutte indirizzate ad un unico destinatario : Babbo Natale, via del Polo Nord, Finlandia.

Tonino non riesce a sedare la curiosità: “che sarà mai leggere un paio di desideri di qualche bambino!”. Cercando di non strappare la busta il postino apre la prima busta, lo colpisce subito una grafia elementare. E’ una bimba che scrive.
“Caro Babbo Natale, sono Giulia, ho 10 anni, e vivo in una ridente cittadina della Sicilia, quest’anno, per la notte di Natale avrei un desiderio un po’ speciale. Ogni volta che ho voglia di giocare con i miei compagnetti non so dove andare. Perché non ci regali, a tutti noi bimbi, un bel parco alberato dove poter giocare tranquillamente. E ricordati di far stare sempre bene il mio papà e la mia mamma”.

“Simpatica la bambina”, pensa Tonino mentre sfoglia le letterine. Guardando tra i fogli di coloro che hanno indicato il comune destinatario dal manto rosso e la barba bianca, il postino scorge anche delle grafie meno elementari. Ne apre una. “Caro Babbo Natale, sono un disoccupato di una ridente cittadina, vivo in Sicilia. Ho due figli e quest’anno sono disperato, non sono riuscito a sbarcare il lunario neanche con gli aiuti dei miei genitori e non potrò far trovare nulla sotto l’albero per i miei bambini, ti prego, soccorrimi, mandami un lavoro. Aiutami a far sorridere i miei piccoli”.

Tonino si rabbuia e pensa ai tanti disoccupati che vivono nella ridente cittadina siciliana, che vanno a bussare alla porta dei politici in cerca di lavoro, o quelli che si nascondo per la vergogna di non avere uno; li vedi bussare alle porte della Caritas cittadina sperando in qualche regalia come se si recassero al supermercato. “Apriamone un’altra” – pensa Tonino che non ha ancora sedato la sua curiosità.

“Caro Babbo Natale, sono una neo-laureata in Scienze della comunicazione, avrei tanta voglia di trovare un lavoro legato alle materie che ho studiato, il mio sogno è fare la giornalista. Invece lavoro in un call center, non ho un contratto, non posso sposarmi, acquistare casa, sognare un futuro migliore, avere un bambino. Babbo Natale c’è speranza che io possa trovare un giorno il lavoro che desidero?”-

Sembra la storia, di Nicola, pensa Tonino, Nicola è suo figlio, dottore in Biologia, per anni ha cercato di lavorare nella sua terra, ma non c’è stato verso. Non aveva la giusta raccomandazione, le giuste conoscenze, il giusto conto in banca e allora è scappato negli USA, e lì fa il ricercatore sognando un giorno di lavorare nella sua terra, di rivedere il suo sole. Ci ha preso gusto Tonino, ed ecco che senza neanche richiudere l’ultima sta già leggendo un’altra lettera.

“Caro Babbo Natale, sono un impiegato di una ridente cittadina siciliana, ieri una grossa buca non indicata e nascosta da una montagna di rifiuti ha causato un ingente danno alla mia auto, un danno che mi costerà oltre alla sistemazione della macchina anche il noleggio di un auto, se non dovessi trovare un mezzo di fortuna per andare a lavorare a 70 km dalla ridente cittadina, come faccio ogni giorno. In regalo quest’anno, ti chiederei, che l’amministrazione comunale si decida a sistemare tutte le buche”.

“Eh si, ha proprio ragione l’impiegato” riflette Tonino, pensando a tutte le volte che è costretto a fare lo slalom con il suo scooterino giallo per evitare di precipitare a terra, bucare o anche peggio. La lettura continua.

“Caro Babbo Natale sono il sindaco di una ridente cittadina della Sicilia, sono disperato. Ogni giorno ricevo gente che mi chiede lavoro, ogni giorno mi trovo a constatare che i soldi del bilancio non riescono a coprire tutte le spese per i servizi e le necessità di questa città, ogni giorno cerco di trovare soluzioni a problemi che mi sembrano tutti più grandi di me. Il regalo che ti chiedo è che il Governo si renda conto che non può continuare a tagliare i fondi per gli enti locali che sono l’avamposto dello Stato e la casa dei cittadini”.
“Ma guarda un po’ anche il nostro primo cittadino scrive a Babbo Natale, chi se l’aspettava” – esclama Tonino.

E non pago apre un'altra busta. “Giuro è l’ultima poi mi rimetto a lavoro, meriterò anche una pausa ogni tanto!” pensa. “Caro Babbo Natale, sono una malata di cancro, vivo in una ridente cittadina siciliana, amo la mia Isola ma sono disperata perché la Sicilia non riesce ad offrirmi quel che mi serve e nei tempi adeguati alla mia malattia.Pago il ticket delle analisi cliniche perché spesso si esce fuori budget e devo fare quegli esami ogni settimana. Ti prego Babbo Natale, fammi sconfiggere questa dannata malattia oppure permettimi di trovare i soldi per andare a curarmi al Nord”.

E’ stanco Tonino, smette di leggere, non riesce a sperare in un futuro migliore per la sua ridente cittadina, e si domanda: ma che cazzo c’ha da ridere questa città!”.


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