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Confindustria contro la regione

"Mancano i certificati antimafia"

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Nuovo affondo di Confindustria Sicilia nei confronti della Regione. Che tra i due soggetti corra sempre meno buon sangue è cosa ormai nota, e questa volta a puntare il dito è il vicepresidente regionale dell'associazione di categoria degli industriali,
Giuseppe Catanzaro, che affida alle pagine del Sole 24 Ore la sua denuncia.

“L'assessorato al territorio della Regione siciliana – si legge tra le pagine del principale quotidiano economico del Paese – continua a rilasciare autorizzazioni in materia di protezione ambientale senza accertarsi che le aziende richiedenti abbiano le carte in regola per averle”.

Un'accusa pesante, che dopo la rottura tra Marco Venturi e Pier Carmelo Russo – nella quale il governatore è intervenuto prendendo posizione in favore dell'ex burocrate – segna un altro solco profondo tra gli industriali e l'amministrazione regionale.

Avevamo salutato con favore la direttiva del 4 agosto 2010 che assoggetta i provvedimenti autorizzativi a verifica antimafia con controlli preventivi presso le prefetture di competenza. Ma a distanza di cinque mesi dall'emanazione di quell'atto, dobbiamo registrare che spesso le norme dettate dall'assessore vengono disattese – confessa Catanzaro al Sole – non si può escludere che siano state rilasciate autorizzazioni anche a imprese infiltrate, in parte o totalmente, dalla mafia”.

Secondo il Sole, il nuovo tecnico a capo dell'assessorato al Territorio e all'Ambiente, Gianmaria Sparma, avrebbe sollecitato più volte l'attuazione della direttiva, ma la responsabilità sarebbe da attribuire alla burocrazia. “La questione – si legge ancora – non riguarda il dirigente generale, ma chiama in causa gli uffici” che sostanzialmente rilasciano le autorizzazioni prima di ricevere le informative da parte delle prefetture, salvo poi riservarsi la possibilità di revoca del provvedimento in caso di assenza dei requisiti antimafia. “Intanto però – affonda ancora Catanzaro – l'azienda ha ottenuto i suoi scopi”.


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