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I pizzini erotici del boss

Perfino il boss Lo Piccolo
ha diritto alla sua privacy

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, Cronaca
(rp) La pubblicazione dei pizzini erotico-confidenziali di Sandro Lo Piccolo, boss sanguinario, è un bel colpo giornalistico. Ma è anche la violazione di uno spazio privato che dovrebbe essere garantito a tutti, perfino a un capo di Cosa nostra. Un sopruso che non ha nemmeno l'alibi del giusto diritto di cronaca. I pizzini sui giornali vanno bene quando parlano di cose di mafia, di fatti di interesse pubblico, che il pubblico deve appunto conoscere, in ossequio a una corretta informazione: la pietra angolare del diritto di cronaca. Ma, morbosità a parte, che c'entrano con le prerogative del giornalista e con i lettori ritagli di carte clandestine in cui si discetta di lingua e di dito? Perché esporre Sandro Lo Piccolo alla gogna della pruderie, ai risolini, agli ammiccamenti? Che ha a che fare questa peculiare forma di comunicazione con la sua qualifica di boss, di assassino, di violento: col panorama socialmente orrendo e rilevante che ha reso Lo Piccolo junior un soggetto dannato, da raccontare, da perseguire e da condannare?

Il boss è in catene. E', cioè, dove merita di stare. Delle sue frivolezze non dovremmo occuparci affatto, per rispetto della nostra decenza e a salvaguardia della condizione di umanità inalienabile che reclama rispetto perfino nei più feroci criminali. L'esistenza di una dimensione privata inviolabile è un elemento di questa condizione. 
Se siamo d'accordo sul punto, che c'azzecca la pubblicazione di confidenze personali che starebbero bene in bocca a un ragazzo qualsiasi? Oltretutto ci ripugna discretamente lo sberleffo gratuito alla "belva" in gabbia.


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