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Cambio di scena?

Bianco: "Su Lombardo
il Pd sta cambiando idea"

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Onorevole Bianco, partiamo dalla notizia di queste ore: la conferenza dei capigruppo all'Ars ha votato l'esercizio provvisorio.
“Credo che sia una novità abbastanza scontata, se non lo avessero votato, il prezzo lo avrebbero pagato i siciliani. Anche se duole sottolineare come la Sicilia sia una delle poche regioni a non aver accelerato i tempi per arrivare al voto di Bilancio e Finanziaria, soprattutto vista la crisi economica e sociale che sta attraversando il Paese. Ma Lombardo non è uomo attrezzato per tamponare le emergenze. Il massimo a cui arriva Lombardo è la navigazione a vista, quella senza strumenti, col solo ausilio della mano sul sopracciglio, per intenderci. È un uomo privo di visuale strategica”.

Cracolici chiede al governo di cambiare passo. Ci sono ripensamenti in casa Pd?
“Credo che si tratti dell'atteggiamento serio da parte di chi ha fatto un'apertura di credito nei confronti di Lombardo. Sia chiaro, io mi sono opposto sin dall'inizio, ma c'è stato chi ha aperto a Lombardo, come Cracolici e Lumia per primi, e successivamente anche Lupo. Vede, a distanza di mesi, di queste riforme c'è stato soltanto tanto rumore. Forse ci si sta rendendo conto che mentre le riforme votate all'Ars non vengono attuate e le riforme annunciate non sono portate avanti dalla giunta, la Sicilia assiste ad una concentrazione di potere che non ha precedenti nella storia della nostra regione. Ha tutto in mano lui”.

Eppure il governo tecnico dovrebbe essere una garanzia.
“Il governo tecnico, in quanto tale, non è in grado di dare testa politicamente a Lombardo. E non perché non ci siano elementi validi all'interno della giunta. A cominciare proprio da – non me ne vogliano gli altri – Giosuè Marino, che è stato uno dei migliori prefetti che abbia mai conosciuto. Ma la Regione è la vita di ogni giorno e in Sicilia è tutto fermo”.

Dunque il pentimento in casa Pd c'è?
“Prendo atto con piacere del fatto che i colleghi si rendano conto che c'è qualcosa che non va. Io ho sentore che qualcosa si stia muovendo, anche a livello nazionale, i vertici cominciano ad avere contezza della situazione siciliana, ma non sta a me aggiungere o anticipare altro”.

Possiamo dire che a breve si arriverà ad un allontanamento?
“A breve il Pd potrebbe assumere una posizione netta”.

Parliamo di referendum. Ha ragione Mattarella nel dire che la chiusura è simbolo di debolezza?
“Noi la base l'abbiamo sempre consultata e voglio ricordare che alle primarie per scegliere il segretario regionale parteciparono 200 mila siciliani. Ricordo inoltre a me stesso che il 75% di quei 200 mila – sia chi votò Lupo, che coloro i quali scelsero Mattarella – dissero di no all'apertura al governo Lombardo, cosa che invece aveva già in programma il terzo candidato, Lumia, che perse la consultazione. Se oggi il partito ha cambiato linea politica, è giusto tornare al confronto con gli elettori. Il rapporto con la base non può essere a intermittenza”.

Quindi sì al referendum.
“Sì, basti guardare Enna, dove è andata a votare molta più gente rispetto alle altre primarie. Il 9 gennaio il referendum sarà a Caltagirone e si continuerà poi in tantissimi altri Comuni, come Gela o Mazzarino. Personalmente non escludo di farlo anche a Catania e Palermo, anche senza l'ausilio degli organismi di partito. A Catania mi farei promotore in prima persona, su Palermo, invece, chiederò nei prossimi giorni a Rita Borsellino di farsi promotrice. Sento che il vento sta cambiando. E forse lo percepisce persino Cracolici”.

Il Pd sta perdendo sia in termini di consenso che di credibilità?
“Sicuramente un prezzo lo abbiamo già pagato. Ma credo che ci sia tutto il tempo per recuperare. Certo, è vero quello che dicono Lupo e Cracolici, il Pd ha contribuito a spaccare il centrodestra siciliano. Ma credo anche che la coerenza sia un valore importante. E poi tutti sappiamo che c'è un macigno – la vicenda giudiziaria – che pende sulla testa di Lombardo. Gli atti ci sono e sono ufficiali. Al di là del giudizio penale, quei fatti sono incompatibili con la nostra storia, con la storia, per esempio, di Pio La Torre. Non dovremmo avere niente a che fare con qualcuno la cui famiglia va a pranzo con le 'famiglie'”.


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