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Lo speciale delle domenica

Che cos'è la sinistra
(la destra la conosciamo)


, Politica
Proviamo a canticchiare la canzone di Gaber, senza l'eco "Che cos'è la destra?". La domanda riduciamola all'osso: "Cos'è la sinistra?". Sulla destra le idee sono abbastanza chiare, seppure ampie, lungo un perimetro definito e conflittuale che va da Gianfranco Fini a Ruby, passando per Emilio Fede (cattivo) e Giuliano Ferrara (buono). E la sinistra? Tentiamo il gioco freudiano delle libere associazioni. Cosa ci viene in mente se diciamo: sinistra? Ecco, scandiamo e chiudiamo gli occhi. Si-ni-stra. Achille Occhetto. Forattini che lo disegna su una nave alla deriva. Le bandiere rosse. Pasolini. De Gregori. Bruno Conti (ala sinistra). Gaber, appunto. Fausto Bertinotti. Vendola che recita le poesie. Basta.

Che strano. Al sottoscritto non balzano né Bersani, che pure ha la parlantina alla Giuseppe Bottazzi, alias Peppone, né D'Alema. Non balza Cracolici. Non balza Lupo. Non balza Orlando. Insomma, non balzano - nemmeno col trattino e la paroletta rassicurante "centro" a salvaguardia - alcuni dei volti noti di coloro che vorrebbero governare al posto di Berlusconi, nel piccolo o nel grande. Ma siamo sicuri che sia sostenibile un'idea programmatica che preveda come spunto nodale il famoso TTB (Tutto tranne Berlusconi) di Giuliano Ferrara? Oltretutto si rischiano confusioni concettuali. Se è di sinistra chiunque sia contro Silvio B., lo diventa magari il "compagno" Fini. E perché no? C'è il compagno Casini, nonostante una cospicua tendenza somatica alla rassomiglianza con un'acquasantiera. Il compagno Lombardo? Ovvio. Perché mai - stando così le cose - egli dovrebbe essere meno compagno degli altri?

Una volta, la sinistra (pure e soprattutto in Sicilia) aveva una storia e una fisionomia. Aveva un'identità che - nella sempiterna e fin troppo "felice" sconfitta - non si prestava a mescolamenti. Eri di sinistra se amavi Pio La Torre e la questione morale di Berlinguer. Sì, conosciamo l'obiezione: non solo sinistri erano, sostanzialmente comunisti erano. D'accordo. Ma la liturgia comunista italiana e siciliana non ci ha lasciato solo teorie sbagliate sull'economia e sulla società. C'era e c'è tutto un patrimonio di porissima intransigenza che vediamo vilipeso e smarrito nella pratica corrente e che potrebbe tornare, trasversalmente, buono. Quel tesoro etico ha ancora ragione di esistere? Quella visione complessiva, con i dovuti aggiustamenti - l'ipotesi di un mondo equo e solidale, non contiguo, opposto al liberismo dosato dei moderati e dunque veramente alternativo - ha una prospettiva politica? L'abbiamo chiesto in giro. Forse, per recuperarne la parte più sana, ammesso che si possa, sarebbe utile ripetere una frase celebre come un mantra. E dire ogni sera, prima di coricarsi, accanto alle preghierine della notte: Berlinguer, ti voglio bene.


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