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Cosa fu il maxiprocesso

La memoria dei buoni e dei cattivi

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, Cronaca
(rp) Il 30 giugno del 1986, Vincenzo Vitale scriveva sul 'Giornale di Sicilia': "Si giustificano così le comiche figure di strani giudici che popolano il proscenio giudiziario dei nostri tempi (...). Questo è il modello a cui alcuni giudici italiani ci hanno abituato negli ultimi anni. Ma sono veramente giudici costoro?". Il 24 ottobre, scriveva: "Ma a tutto questo, forse, con i maxiprocessi che fioriscono un po' dovunque, non siamo più avvezzi. Forse perché non siamo più avvezzi né alla libertà, né al diritto".
Quell'evento celebrato oggi - anche nella bella intervista al presidente Giordano - come il colpo di maglio che scardinò la mafia, fu vissuto, mentre si svolgeva, alla stregua di un trauma. Né mancarono le critiche impietose, feroci, ossessive. La libertà di critica dialogante è una virtù, l'ossessione partigiana per uno schema rischia di essere sempre un vizio, specie se i fatti, dopo, volgono la ragione altrove. All'epoca, sulla scena pubblica, si misurarono buoni e cattivi, magari in buonafede. Non dobbiamo scordarlo. E non dobbiamo dimenticare che il giornale più rappresentativo a Palermo si schierò - sicuramente in buonafede- dalla parte dei cattivi, dalla parte cioè di coloro che hanno avuto completamente torto sul Maxiprocesso e non solo.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino - soprattutto il primo - furono vituperati in vita, come malfattori giudiziari. Furono avversati, vilipesi e offesi. Il Maxiprocesso venne gettato nel fango da taluni arguti commentatori.  Quando oggi ricordiamo negli anniversari le figure di "Giovanni e Paolo",  è necessario tenere presente come andò la storia. E' giusto ricordarlo al cospetto di tante figure commosse sul palco della celebrazione. I buoni hanno diritto alla memoria. I cattivi no.


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