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L'appuntamento

L'Unità d'Italia e le opere di Verga
di scena all'Etnafest 2010

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etnafest, unità d'italia, verga, Zapping
Giovanni Verga polo di attrazione non soltanto di un convegno culturale ma delle intere celebrazioni per l’Unità d’Italia. L’universo degli scrittori veristi, con in testa Capuana, De Roberto e lo stesso narratore catanese, come chiave di lettura per tematiche antiche eppure mai così attuali: la questione meridionale, il “problema Sicilia”, il divario nord-sud, un’unificazione nazionale di cui si discute ancora. È incentrato sulla quotidianità di un passato fin troppo recente l’ultimo capitolo di Etnafest 2010, dedicato ai Percorsi verghiani, che chiude solo virtualmente un programma ricco di appuntamenti, concerti, eventi, perché il confronto è ancora aperto.

Già nel titolo: “L’Unità d’Italia nella rappresentazione dei veristi” la settimana di incontri dal 13 al 17 dicembre, inaugurata oggi al Monastero dei Benedettini, facoltà di Lettere di Catania, si svela capace di sconfinare nella cronaca politica dei giorni nostri, di legare inesorabilmente la cultura e l’attualità, la letteratura e la vita del Paese, le sue differenze regionali e la questione federalista. Ne è convinto Nicolò Mineo, presidente del Consiglio scientifico della Fondazione Verga, che con la Provincia regionale di Catania è l’ente organizzatore dei “Percorsi verghiani” all’interno di Etnafest.
«Un problema nazionale esisteva al tempo di Verga ed esiste oggi – ha detto Mineo ad apertura dei lavori – le differenze nord-sud anche. Ciò che ci sforziamo di fare, come studiosi, è leggere l’interpretazione che di questi problemi hanno dato gli scrittori veristi».
«Siamo a casa di Verga e siamo lieti che un evento così prestigioso possa richiamare nomi di livello internazionale» ha sottolineato il capo di gabinetto della Provincia, Giuseppe Gennarino, che ha portato i saluti del presidente dell’Amministrazione provinciale, Giuseppe Castiglione.

All’appello di Provincia e Fondazione hanno risposto critici, studiosi, docenti nazionali e internazionali, che fino a venerdì 17 contribuiranno a ritmo serrato a fare luce sugli aspetti essenziali dell’unità nazionale tra le righe di Verismo, Naturalismo, Darwinismo. Già nella novella “Libertà” forse il destino di Verga è indissolubilmente legato al voler essere “scrittore italiano”, in quella descrizione di ribellione: «Sciorinarono dal campanile un fazzoletto a tre colori, suonarono le campane a stormo, e cominciarono a gridare in piazza: “Viva la libertà!”». Un intreccio pericoloso, quello tra esercito e popolo, di cui ha parlato Gian Paolo Marchi, dell’Università di Verona, illustrando i risvolti storici della leva militare con l’avvento dei Savoia, le nuove condizioni economiche del popolo, l’incontro tra nord e sud fino all’arruolamento per la Grande Guerra. È ancora un’Italia fortemente antimeridionalista quella che arriva in Sicilia con Garibaldi. Di rimando, arriva la risposa orgogliosamente isolana, quasi fosse una carta geografica capovolta, da parte degli scrittori siciliani, ha sottolineato Michela Sacco Messineo, dell’Università di Palermo. Quando invece, già nelle parole del critico Giorgio Arcoleo, si leggeva la necessità dell’integrazione culturale dell’isola con l’intera nazione: una Sicilia che fosse italiana, dopo quella greca e quella normanna. Sul territorio svelato nelle novelle verghiane ha parlato invece lo studioso catanese Felice Rappazzo, in particolare su “Il reverendo e il lettighiere”.   
Ancora degli aspetti di Verga e del Risorgimento si parlerà domani, dalle ore 9, al “Coro di notte” dei Benedettini, con interventi di Luperini, Ghidetti, Tropea e Castelli. I lavori proseguiranno nel pomeriggio, nell’aula “Santo Mazzarino”, dalle ore 15.

Rosanna Minafò


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