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Le voci del corteo

"Contro i politici che sacrificano
l'impegno della scuola pubblica"

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corteo, scuola pubblica, studenti, Cronaca
Nel giorno in cui il Parlamento doveva decidere (e ha deciso) sul futuro del Governo, gli studenti hanno organizzato un nuovo "Blocchiamo tutto day", contro la riforma della scuola e dell'università. Il corteo degli studenti medi e degli studenti universitari, partito da piazza Verdi, ha costituito solo uno dei tasselli di questa giornata di mobilitazione che ha coinvolto tutta Palermo, e che è arrivata a bloccare il porto, stazione centrale e aeroporto, paralizzando treni e voli. "Noi siamo qua per manifestare, abbiamo già sfiduciato questo governo e questa classe politica", ha detto
Bianca Giammanco, studentessa del liceo classico Garibaldi. "E non vogliamo governi tecnici. 'Que se vayan todos' – dice - "perchè ci vuole una riforma che parta dal basso, per gli studenti e non per gli interessi di chi ci governa". "Vogliamo una riforma che sia positiva" afferma Alberto di Cama, del Catalano. "Questa - aggiunge lo studente - ha tagliato fondi e ore di indirizzo. Siamo contro questa classe dirigente che vede la scuola pubblica come un optional". Il liceo classico Benedetto Croce, invece, in uno striscione interroga il ministro Gelmini a colpi di latino: "Quo usque tandem abutere, Gelmini, patientia nostra?". "Contro la Gelimini cultura e informazione, questa è la nostra rivoluzione" si legge su un altro telo bianco.

Tra gli studenti sfila anche qualche piccolo gruppo di professori. "Condividiamo i motivi della protesta: siamo anche contro una situazione politico-economica in cui si fanno solo chiacchiere" dice Lia Sunseri, professoressa di arte all'Itg Rutelli, che rispetto alle sue mobilitazioni vede che "i tempi sono chiaramente molto diversi". Adesso però "si parla della poca motivazione dei giovani. Ma questi ragazzi - conclude - sanno fare aggregazione, sanno ancora pensare, rispetto a quello che si rivela come un genocidio delle intelligenze". Anche non hanno molto gradito l'occupazione, questi professori dicono che "faremo da guida anche se siamo pochi: tra i docenti non c'è molto spirito di corpo". Dall'Itg Rutelli anche Niccolò Lorito, che fa la sua analisi della risposta italiana alla crisi:"Ci sono problemi molto gravi, sprechi inutili. Anzichè combattere questi sprechi si taglia il futuro dell'Italia. E glielo dico io – conclude - che sono un docente di Economia".

Il corteo degli studenti delle medie superiori, partito dal teatro Massimo, si è snodato molto lentamente verso i Quattro Canti e, passando per piazza Marina, dove è stato raggiunto dagli universitari, si è avviato verso il porto: in testa la facoltà di Lettere, che ha sfilato dietro lo striscione su cui ritornava lo slogan "que se vayan todos". Raggiunto il porto, gli studenti hanno sigillato i due cancelli con delle catene e due cartelloni identici che recitavavano: "Blocchiamo tutto, cacciamo il Governo Berlusconi" . Davanti agli ingressi, diversi tir, incastrati uno sull'altro, in attesa che un varco al porto venisse liberato. "Stazione centrale, porto e aeroporto, può bastare no?" ha detto uno studente di Lettere con il megafono in mano. La domanda è retorica, ma agli studenti non è bastato comunque. Tant'è che hanno ripreso la loro marcia verso il sottopassaggio di via Crispi.

I cortei non si sono uniti e mentre gli altri sembravano dirigersi verso la stazione Notarbartolo, il corteo con in testa Lettere ha proseguito verso i Quattro Canti per raggiungere la Presidenza della Regione, passando in mezzo al traffico, oltre le auto immobili. Davanti a palazzo d'Orleans, però sono arrivate due notizie: la sfiducia a Berlusconi, che non è passata alla Camera per tre voti, e il blocco dei manifestanti all'aeroporto, da parte, secondo voci non confermate e non controllate, delle forze di polizia e delle Fs.  La protesta è proseguita fino alla fine. Gli studenti annunciano inoltre altre mobilitazioni, almeno fino al 17, giorno in cui la riforma sarà nuovamente discussa in Parlamento.


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