Live Sicilia

Padre Cosimo Scordato

"Più vado avanti per la mia strada,
più voglio ricominciare"

VOTA
0/5
0 voti

, Cronaca
Padre Cosimo Scordato a 62 anni dice di non sentirsi propriamente anziano, “anche se qualche dolorino ogni tanto lo sento”. La sua età gli ha portato anzi nuovi desideri e nuove possibilità. Tra cui quella di divenire un prete a tutti gli effetti.

 
Da quanto tempo vive nella vecchia Palermo felicissima?
“Sono di Bagheria, ma da quando ho dieci anni vivo a Palermo, nonostante abbia passato circa trent'anni tra Casteldaccia e Bagheria. Adesso ho 62 anni... Ma Palermo la sento mia”.

 In genere per questa città si provano sentimenti contradditori, tra odio e amore.
“La città di Palermo è una città bella, come sono belli i suoi cittadini. Certo è che non è possibile non vederne i limiti: nella sua mancanza di senso civico e nel suo forte individualismo”.

 Quale sentimento ha vinto negli anni?
“È altalenante. C'è la consapevolezza che qualcosa si può fare se uniamo le forze, ma a volte si avverte il sentimento oggettivo dei limiti. Siamo sempre al confine, dove si colgono potenzialità e limiti. Per questo ci vuole coraggio, intelligenza e creatività”.

 C'è qualcosa di Palermo che si è reso conto che è possibile cogliere solo con l'esperienza?
“Non credo di avere da dire niente di nuovo. Palermo è una città contradditoria. Ha tante risorse ma contemporaneamente non riesce a dare un colpo d'ala che non sia campalinistico. Manca la capacità di progettare per lo sviluppo di questa città: dai servizi pubblici, alla pulizia passando dalla rappresentanza”.

 Che tempo è allora quello della vecchiaia?
“Io ancora non so alla perfezione di essere anziano. Faccio movimento e vado in bici, anche se qualche dolorino ogni tanto lo sento. Per quanto riguarda me, quanto più vado avanti, quanto più sperimento la possibilità di ricominciare da capo, la voglia di far un pezzo di strada con nuove persone”.

 E la morte? Come vive questo pensiero?
“La morte ti colpisce maggiormente quando coglie le persone che ti sono più care, suscitando sempre una riflessione. Siamo sempre convinti di poter dominare, mentre scontrarsi con il limite della morte porta a correggere queste convinzioni. Ho trovato un passo di James Hillman (psicoanalista e filosofo). Parla dell'anziano attraverso il suo volto, che con il passare degli anni assume la sua forma definitiva, completa, con le rughe, gli errori e le ferite che vi si possono leggere. Anche se io credo che un anziano continui a desiderare, proprio perchè si rende conto che quanto ha fatto non è mai abbastanza, rispetto a quello che avrebbe potuto fare”.

 Di desideri è pieno il mondo, questa società desidera di continuo... cosa c'è di diverso?
“Si desidera soprattutto la qualità nella realtà.  Si comincia a individuare di cosa abbiamo bisogno nei rapporti e negli spazi da vivere, in maniera creativa.  La bellezza della vecchiaia, se si è capita, è che tutto ciò andrebbe condiviso con gli altri: come un bambino che sale sulle spalle di una persona adulta”.

 Lei ha detto di non sentirsi del tutto vecchio. Neanche nel suo essere sacerdote? Ci sono stati dei momenti in cui non è riuscito a capire i più giovani?
“Non amo molto la parola 'sacerdote'. A me piace 'presbitero', che diventa 'prete' nel linguaggio quotidiano, e significa 'anziano'. Noi siamo abituati ai preti giovani, ma prete lo si diventa per davvero man mano che si va avanti.  Perchè solo con il tempo ci si rende conto della comunità che si ha intorno e di quanto sia importante darle spazio. La saggezza ci dice che qui c'è un'umanità e che va fatta vivere”.

 Mi scusi, ma guardandosi intorno le cose non vanno un  granchè bene...
“Anticipo la sua domanda. Abbiamo impressione che chi accede alla politica non lo faccia per promuovere il bene comune come dovrebbe ma solo per promuovere se stesso e i propri interessi. E purtroppo anche la Chiesa non dà sempre il buon esempio. Si dovrebbe dire: 'Qui c'è posto per tutti'”.


/web/virtualhosts/catania.livesicilia.it/www/upload/assets/xml/1324,3,sotto-articolo.php