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Dal Blog di Benny Casalanzio

Lettera a Ciancimino: "Spiegaci"

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Caro Massimo,

ti scrivo una lettera aperta, senza telefonate anticipatorie e senza domande/risposte concordate. Ti scrivo e leggerai questa lettera assieme a tanti altri. Ho riflettuto molto se farlo o meno e se farlo in questo modo. Poi mi sono convinto che la trasparenza è sempre garanzia di correttezza, o almeno di buona volontà nel perseguirla.

Ho letto sui giornali che alcune settimane fa ti sei recato a Verona nell’ufficio di Girolamo Strangi, indagato per ‘ndrangheta dalla Direzione distrettuale antimafia. Per affari mi pare di capire, se puliti o sporchi ancora non so. Gli indizi e le tue parole certo gettano gravi ombre su quella trasferta. La tua voce è stata registrata dalle microspie piazzate dalla squadra mobile di Reggio Calabria mentre dicevi, tra le altre cose, "Quando mi senti in televisione, tu fottitene". Come dire: quel che dico in tv, l'antimafia, il mio impegno con le Procure è solo di facciata. Tu dici che parlavate di denaro per alcuni investimenti, gli investigatori invece credono che si trattasse di un'operazione di riciclaggio. Tutto ciò lo appureranno le indagini.

Il fatto è un altro. E non è giudiziario. Come ben sai, sono stato uno dei primi a darti fiducia, il primo familiare di vittime di mafia che ti ha offerto il suo sostegno e il suo appoggio: ho dato la mia fiducia al figlio di un assessore-sindaco che è stato in mano all'organizzazione criminale che ha ucciso mio nonno e mio zio. Non so se hai mai pensato a quanto sia stato complesso e difficile per me accettare di credere e difendere, anche pubblicamente, il figlio di Vito Ciancimino. Il figlio di un nemico.

Mi sono esposto, ti ho addirittura intervistato pubblicamente proprio a Verona, di fronte a 400 persone, tutte venute ad ascoltare le tue verità e a sostenerti lungo il tuo percorso. Ti hanno, anche in quella sala, perdonato quella provenienza maledetta e in parte anche i tuoi reati, ti hanno chiesto di andare avanti e consentire ai magistrati di Palermo e Caltanissetta di accertare la verità sul buco nero degli anni '90, ovvero le stragi e la trattativa del nostro Stato con la mafia. Hai ricevuto inoltre, e lo ricordi bene, la solidarietà e la vicinanza di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, magistrato ucciso in tandem dagli amici di tuo padre e da parte di questo Stato. Mi hai raccontato quanto quel giorno sia stato importante per te. Quanto le parole di Salvatore ti abbiano responsabilizzato e rincuorato. Mi hai raccontato che hai fatto ascoltare quel messaggio in segreteria anche a tuo figlio Vito Andrea, dicendogli, testualmente: “Oggi per papà è un giorno importante”.

Poi ci siamo sentiti molte volte, ci siamo incontrati e abbiamo stabilito un rapporto di fiducia reciproca. Mi hai comunicato i tuoi momenti di sconforto e io ho cercato di darti coraggio. Ho sempre detto quanto mi sentissi a disagio ad affidare la mia sete di verità al figlio di un mafioso, quanto fosse difficile per me ringraziare il figlio di Don Vito per aver squarciato il velo di silenzio e di oblio sulla trattativa.

Dopo quanto accaduto a Verona, dopo alcune dichiarazioni “spot”, vedi quelle su De Gennaro, e dopo un'esposizione mediatica che ora sta diventando una “sovraesposizione”, ti chiedo di fermarti un momento.

Sono disposto ad ascoltarti, forse anche a crederti di nuovo, ma oggi è tuo dovere morale, nei miei confronti e in quelli di Salvatore Borsellino, ma soprattutto nei confronti degli italiani e dei magistrati che hanno messo la faccia sulle tue parole, che tu dia spiegazioni chiare e nette, e che tu metta un punto definitivo su queste vicende.
Non puoi seminare la scorta, non puoi incontrare personaggi in odor di mafia per affari molto poco chiari e non puoi “sparare” per bucare tv e giornali. Altrimenti a perdere sarai tu, saremo noi, sarà la verità.

Certo che comprenderai il mio dolore e la mia disillusione, ti chiedo chiarezza e franchezza, anche a beneficio di quel bambino che sta crescendo e che merita un futuro dai contorni definiti.


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