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"La giustizia a due velocità"

"La morale che conviene"

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, Cronaca
Sul “caso per caso” pronunciato dal dott. Ingroia a proposito di Ciancimino jr. Pierluigi Battista ha scritto un articolo che fotografa nitidamente l’abitudine tutta italiana di utilizzare una doppia morale a seconda della convenienza. Di volta in volta si invocano le garanzie a tutela degli amici e si reclama la sospensione dei diritti nei confronti dei nemici. Come scrive in maniera esemplare Battista, “il garantismo, limpido e cristallino quando si tratta di tutelare i propri amici, il proprio partito, il proprio clan, è inesistente quando a essere vittima di una ingiustizia e di uno Stato di diritto fragile come è quello italiano è il nemico” e ancora “strepiti e proteste e firme, quando è uno dei nostri, silenzio, indifferenza e tacita complicità se a essere preso a bersaglio della giustizia politica è un avversario”. Tuttavia in questa doppia morale descritta da Battista c’è una forma di giustizia data dallo strabismo garantista su cui può contare il cittadino difeso o avversato dai partigiani in servizio permanente effettivo, a seconda della consorteria alla quale egli appartiene.

Certo il garantismo nobile che prevede la difesa dei diritti fondamentali persino dell’avversario non è di casa in questo circo farisaico e tartufesco ma almeno chi appartiene ad una parrocchia sa di potere contare su una difesa d’ufficio spesso accordata tanto più quanto più il difeso è indifendibile ma è utile alla causa. Convenienza, militanza, cultura del sospetto, presunzione di superiorità morale, fedeltà ai teoremi, doppiogiochismo e facce di bronzo ci forniscono tutti i giorni esempi imbarazzanti di temerarie costruzioni. Se ne potrebbe stilare un elenco che risulterebbe infinito. Altra storia quella dei cittadini non comuni, i paria, i reietti ai quali non è concesso neanche il garantismo di parte. Essi non sono utili a nessuno, anzi lo sono nella misura in cui forniscono spunto per sussulti orgasmici di massa, materia per la costruzione di rendite di posizione, pulpiti su cui assidersi pontificando di morale, mattatoi in cui si può in tutta tranquillità scannare il diritto e la verità.

Di uno di questi impresentabili parla Battisti chiamando in causa Paolo Signorelli, fascista che non ha trovato nessun difensore di parte perché non aveva santi nei paradisi che contano. Cito Battista: “ Non credo di condividere nemmeno una virgola delle cose che Signorelli ha scritto e detto nella sua vita. Ciò non dovrebbe impedire di riconoscere che Signorelli è stato vittima di una mostruosa ingiustizia, patendo dieci anni di galera per poi vedere riconosciuta la sua totale innocenza con una assoluzione piena e inequivocabile. Dieci anni di galera da innocente: e solo perché un teorema giudiziario aveva indicato Signorelli come la mente ideologica dello stragismo nero. Una vergogna politica, morale, giudiziaria………….che non è stata mai denunciata.” Battista si limita ad un caso di mala giustizia politica perché la sua sensibilità lo proietta verso questo tipo di orizzonte, io, per l’esperienza che ho vissuto, ho conosciuto un altro tipo di mala giustizia altrettanto se non più drammatica in cui il posto d’onore spetta agli imputati di mafia. Nel carcere di Opera ho conosciuto un detenuto condannato all’ergastolo per l’eccidio di via D’Amelio in una stagione in cui la deriva forcaiola doveva consegnare all’opinione pubblica dei colpevoli purchessia, scagionato da uno degli ultimi pentiti di mafia e ancora, dopo 15 anni di detenzione da innocente, in galera senza che lo Stato provveda alla revisione del processo. C’è niente che possa giustificare tanta infamia e c’è chi difenda quest’uomo? O il suo marchio mafioso lo rende indifendibile e lo assoggetta a quella che Battisti definisce una “ velocità plurima “ che marcia velocemente o lentamente a seconda dei casi? Denunciare questo episodio è legittimo o debbo aspettarmi un’altra carrettata di contumelie?

Nino Mandalà


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