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Miccichè e Fallica

Dell'Utri contestato a Como:
"Censura, anche politica"


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"Marcello Dell'Utri è ormai un simbolo, un'icona, il collante delle diverse anime di questa sottocultura democratica a parole, ma xenofoba nei fatti, patetica e incoerente, che per sopravvivere deve necessariamente identificare un nemico da abbattere, da sconfiggere, al quale negare anche i più elementari diritti costituzionali, in virtù di una presunta superiorità morale, etica, naturale che mai niente e nessuno però potrà attribuire". Gianfranco Miccichè attacca a testa bassa sul suo blog i contestatori di Marcello Dell'Utri che ieri a Como hanno costretto il senatore, condannato a sette anni per concorso esterno in appello, ad abbandonare un incontro, al grido “mafioso vai in galera”.

"Negare a qualcuno il diritto di parola - si legge sul blog del sottosegretario - è l'anticamera della morte. Impedire a Dell'Utri di esprimere le proprie idee è un ignobile, scellerato, intollerabile atto di violenza che ci indigna e disgusta. Sentimenti che dovrebbero essere condivisi da tutti. E invece registriamo il silenzio più assordante. Dove sono finiti i giovani del Pdl che alcuni mesi fa non hanno perso tempo a bacchettare il senatore Dell'Utri per le parole su Mangano? E' lecito starsene zitti di fronte a quanto è accaduto ieri sera a Como, non mostrare solidarietà al senatore Dell'Utri, non condannare chi ha vietato ad un libero cittadino italiano di esprimere il suo pensiero?". "Il solito doppiopesismo italiano - conclude -. Viva la libertà di espressione e di critica".

Alla difesa di Miccichè si aggiunge quella di Pippo Fallica, segretario di presidenza della Camera. "Vietare la libertà d'espressione a Marcello Dell'Utri è il simbolo della pericolosa deriva giustizialista di certa sinistra, i cui simboli sono esclusivamente l'intolleranza ed il fanatismo. Tutti dovrebbero condannare simili atti di violenza - conclude -. Tutti dovrebbero prendere le distanze da certe dimostrazioni di odio ed invece assistiamo ad un assordante silenzio che dimostra assoluta colpevole compiacenza di certa classe politica. Un grave vulnus della nostra democrazia che non può essere accettato".


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