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Il boss catturato in Francia

"Falsone potrebbe tornare libero"

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boss, cattura, falsone, Cronaca

Giuseppe Falsone ora



Falsone potrebbe tornare in libertà. L'allarme proviene da ambienti investigativi al centro della difficile trattativa internazionale con la Francia per l'estradizione del boss. Ma adesso il tempo stringe e l'assurdo, con i cavilli della legge potrebbe trasformarsi in realtà. Una realtà che sarebbe amara da digerire, considerato che al centro c'è la storia di un terribile boss ricercato per oltre dieci anni e che, nel frattempo, ha seminato sangue da un punto all'altro dell'agrigentino.

Eppure Giuseppe Falsone, la primula rossa di Campobello di Licata, il capo della mafia agrigentina, da venti giorni, dalla data del suo arresto, non si è ancora mosso da Marsiglia. La Francia mantiene una linea ipergarantista. Come ha già mostrato nel caso di alcuni terroristi – seguendo una dottrina inaugurata dall'ex presidente François Mitterand, che però parlava esplicitamente di reati “d'ispirazione politica” e quindi ovviamente non si applica a questo caso – Parigi è particolarmente restìa a concedere l'estradizione. Insomma, prima di consegnare un arrestato alle autorità italiane, all'Eliseo ci pensano due volte.
L'iter, specificano gli uomini che hanno lavorato all'individuazione del latitante, va rispettato senza dubbio. Ma evitando i rischi. Nella fattispecie le procedure di estradizione sono state allungate dal dissenso di Falsone e da un ricorso che punta su un elemento-chiave: la persona arrestata a Marsiglia con l'accusa di essere il boss continua a ripetere di chiamarsi Giuseppe Sanfilippo Frittola. Il nome che si trovava sulla sua carta d'identità. Di più: Falsone/Sanfilippo rifiuta categoricamente di nominare un avvocato siciliano. Secondo un investigatore il boss ritiene che la nomina "sarebbe una tacita conferma della sua identità”.
Intanto i granelli scivolano nella clessidra. Un addetto ai lavori lo dice chiaro e tondo: “C'è la possibilità che Falsone, tra una lungaggine e un'altra, possa tornare libero”. Anche se i magistrati italiani ritengono di avere le carte in regola: “Per rilasciare Falsone – tagliano corto da palazzo di giustizia - occorrerebbe provare che si è trattato di uno scambio di persona. Abbiamo fornito all'autorità francese la prova schiacciante delle impronte digitali e la verifica dei tratti somatici. Qualora gli inquirenti francesi si facessero più esigenti, l'evidenza estrema sarebbe la verifica del Dna”. Un fronte sul quale gli inquirenti si stanno mobilitando: “Abbiamo elementi del codice genetico del boss e presto potremo confrontarlo con quello del sedicente Sanfilippo – spiega una delle persone che hanno lavorato alla cattura -. Abbiamo fatto tanto per prenderlo, non potrà più sfuggire. Certo saremo più tranquilli quando lo riavremo in Italia". Al momento non sono possibili previsioni sul rimpatrio del boss. Inizialmente si parlava di una quindicina di giorni dalla data dell'arresto. Un termine scaduto sabato scorso.


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