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I numeri: economia siciliana a picco

L'Isola della disperazione

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Economia, rapporto diste, sicilia, Cronaca
Pil a picco nel 2009, stagnazione nel 2010, 80 mila posti di lavoro in fumo rispetto a quattro anni fa. Un quadro drammatico quello dell'economia siciliana tracciato dal XXXIV Report Sicilia. L'economia siciliana è messa a durissima prova dalla crisi internazionale, con una stima per il 2009 di un calo del 3,5 % del Pil. Qualche timido segnale di ripresa arriva per industria ed export, nel 2010, anno nel quale invece peggiorerà la situazione del mercato del lavoro. Così il Report realizzato dal Diste, Dipartimento studi territoriali, in collaborazione con la Fondazione Curella e dell'Università di Palermo, presentato stamattina nella sede di Confindustria Palermo.

Il numero degli occupati è sceso per il quarto anno consecutivo, collocandosi al livello più basso degli ultimi dodici anni. E la tendenza del primo trimestre del 2010 resta preoccupante, con una flessione del 2,6% in termini tendenziali (38 mila lavoratori inmeno del primo trimestre 2009). Tanto che le stime per il 2010 del Diste prevede
una ulteriore smobilitazione di occupati, che porterebbe il saldo rispetto al 2006 (quando l'occupazione in Sicilia raggiuse il valore massimo degli ultim vent'anni) a 83 mila posti di lavori perduti. Il tasso di disoccupazione nel 2010 potrebbe raggiungere quota 16 per cento.

Per il 2010 il Diste ritiene verosimile prevedere per l'economia siciliana una sostanziale stagnazione del Pil, sul livello del 2009. Si ritiene che i consumi delle famiglie resteranno invariati, mentre si sconteranno ulteriori ripiegamenti per investimenti delle imprese e opere pubbliche. I consumi delle famiglie siciliane, come emerge dall'indagine Diste/Fondazione Curella, effettuati con alcuni operatori del credito siciliani, presentano una flessione significativa. I risultati delle inchieste realizzate nell'autunno 2009 e a inizio primavera 2010 segnalano flessioni estese alla maggior parte dei capitoli di spesa, al vestiario e abbigliamento, dai prodotti in pelle e calzature, agli alimentari e bevande, dai servizi di ristorazione e alberghieri a quelli per la cura della persona. Il ricorso al credito al consumo ha registrato dalla metà del 2009 un netto rallentamento. Sono cresciuti anche i dati relativi ai fallimenti (+12%, con undici imprese fallite ogni diecimila registrate).

Tra i pochi elementi positivi del Report, il dato sull'export nel 2010. Dopo che nel 2009 l'export siciliano ha registrato un -37% rispetto al 2008, e l'import (-38,6% rispetto al 2008), dai dati del primo trimestre 2010, si registra un miglioramento, chiudendo il periodo all'insegna di aumenti in termini monetari del 45,4 per cento le esportazioni e del 67,9 per cento le importazioni. I flussi commerciali dell'Isola con il resto del mondo, infatti, hanno mostrato un consistente rilancio, chiudendo il periodo all'insegna di aumenti in termini monetari del 45,4 per cento le esportazioni e del 67,9 per cento le importazioni. "Siamo a una svolta epocale -- afferma Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella - e bisogna entrare i questa logica, puntando sulla logistica. Augusta, il Ponte sullo Stretto, l'alta velocità ferroviaria, la Salerno-Reggio Calabria diventano fondamentali e urgenti. E invece c'è il solito ritardo da parte della classe dirigente a cogliere questo cambiamento". Anche Alessandro La Monica, presidente del Diste, sottolinea la necessità di una risposta in tempi stretti ai mutamenti strutturali determinati dalla crisi: "Buona parte di quell'offerta abituata a forme di protezione non più possibili sarà destinato a scomparire. Nulla sarà più come prima ed è bene che ce ne rendiamo conto al più presto possibile".


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