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Il reportage

Il purgatorio dei cani abbandonati
E il paradiso di un'adozione

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cani, Favorita, rifugio, Cronaca
Un cancello verde sbiadito delimita l’entrata del Rifugio per cani  lungo uno dei viali alberati della Favorita.
Qui dove per ironia della sorte i reietti sono stati confinati nello stesso posto: da un lato battono omosessuali e prostitute,  dall’altro lato senti  l’abbaiare e il puzzo di centinaia di cani provenire dal rifugio.
Un cartello ben in vista, appeso al tronco di un albero in prossimità del  campanello ricorda che abbandonare un animale è un reato e che la struttura a causa del sovrannumero non è più in grado di accoglierne altri. 
Dalle grate del cancello si vedono scodinzolare diversi esemplari. Dapprima incuriositi dalla straniera presenza, abbaiano sulla difensiva, ma dopo un po’ ritornano alla loro cuccetta come fossero anime da purgatorio in attesa di una non prossima destinazione.
Entrare dentro è quasi impossibile e gli addetti non hanno certo tempo da perdere.
La priorità qui è cercare di far sopravvivere il più alto numero di cani possibili: dare un pasto a ognuno di loro, curare chi è ferito, insomma qui si cerca di far arrivare a domani chi in strada da solo non  avrebbe avuto alcuna chanche.
Lontani gli stereotipi dei cani che si  vedono passeggiare al guinzaglio di via Libertà, quelli dal purissimo pedigree, dal pelo tirato a lucido e dai croccantini fragranti. Qui, invece i cani non hanno un padrone, molti di loro non hanno una razza ben definita, sono quelli che comunemente chiamiamo bastardi.
“Ci sono 220 cani a cui dare da mangiare e a cui somministrare le terapie  –  dice uno del personale  -  non riceviamo il pubblico di mattina, ma solo negli orari espressamente indicati.  Mi creda non per essere scortese, ma dobbiamo occuparci di loro”.
La signora Giovanna  Modica, palermitana  di 68 anni,  questa mattina ha suonato al campanello del cancello verde schiarito, è venuta qui per adottare un cuccioletto.
Questo non è l’orario per le adozioni, ma tornerà pomeriggio per ottenerne uno.
È stata accompagnata dalla nuora che l’aspetta in macchina. Da sola e con quel suo passo incerto non sarebbe mai potuta arrivare fin qua dalla borgata “Cruillas” nei pressi dell’ospedale Cervello.
“Dal balcone della mia casa in via Pietro Perricone  – dice -   vedo coloro che lasciano queste povere bestioline nella piazza. Mi sale un nervoso …  gli darei fuoco a questi barbari”.
È venuta qui per prenderne uno e portarlo nel suo appartamento dove vive con l’anziano marito e con la nuora.
“Io avevo un unico figlio, ma è morto sei anni fa  - racconta - era sposino quando un virus contratto durante un’operazione l’ha portato via per sempre. Non ho avuto nemmeno la consolazione dei nipoti, mi è rimasta solo mia nuora che si prende cura di me e mio marito. La nostra casa dal giorno della scomparsa di mio figlio è una casa infelice. Voglio adottare un cagnolino per tenermi compagnia e prendermene cura, non mi importa se non è di razza”.
La nuora alla guida, un’infermiera dell’ospedale Civico, fa un cenno con il clacson per andare via, ma la signora vuole ancora parlare e raccontare del figlio, del suo bel lavoro di consulente, mostrare la foto del suo Walter che tiene in macchina.
Da questo pomeriggio il dolore di Giovanna si placherà un po’ grazie alla simpatia di uno dei 220 bastardini del Rifugio della Favorità. Da questo pomeriggio uno di loro tra i più fortunati troverà una casa a Cruillas, l’amore di questa anziana signora e della sua famiglia. Altri, invece rimarranno al sole delle strette gabbie della Favorita.


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