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Il ritratto

Brava Giulia

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Angela Mannino, giornalisti, giulia randazzo, Cronaca
(In una delle ultime interviste, così Giulia Randazzo si raccontava ad Angela Mannino sulle pagine di I Love Sicilia)

Se le si chiede a chi assomiglia, da chi ha ereditato il piglio o, per dirla come si dice dalle nostre parti, da chi ha preso? Lei non ha dubbi e di botto risponde: “Da mia nonna Giuseppina, le assomiglio pure fisicamente: sono alta come lei”.

E la nonna Giuseppina è un bell’esempio, visto che alla piccola Giulia raccontava anche di quella volta che, con coraggio, affrontò i campieri mafiosi che gli avevano ammazzato il figlio: Francesco di soli vent’anni.

Palermitana con radici madonite, giornalista professionista, laureata in Giurisprudenza (110 e lode) con una tesi su “Lo sportello unico delle attività produttive: un modello di semplificazione e sviluppo”, ideatrice, coordinatrice e realizzatrice per i Comuni di Palermo e Catania della prima guida ai servizi pubblici, già redattore capo di Papir, la rivista siciliana di ecologia e politica, Giulia Randazzo è la vincitrice del primo concorso pubblico che si è svolto in Sicilia per ricoprire il ruolo di capo ufficio stampa di una pubblica amministrazione. Attualmente è, infatti, alla guida dell’ufficio stampa e comunicazione del Comune di Siracusa.

Il suo curriculum vanta un tris di sindaci che l’hanno avuta al loro fianco in altrettante città siciliane.

A Palermo dal ’93 al 2001 era con Leoluca Orlando – che è stato anche suo professore di diritto pubblico regionale –, nel ruolo di esperto per l’informazione, la partecipazione e l’efficienza amministrativa. Poi, a Caltanissetta con Salvatore Messana dal 2002 al 2003. E dal 2004 a Siracusa con Giambattista Bufardeci che è anche presidente regionale e presidente del consiglio nazionale dell’Anci, l’Associazione nazionale comuni italiani.

Orlando e Messana del centrosinistra, Bufardeci di Forza Italia. Quant’è importante la sintonia col “dante causa”?
“Diciamo che è auspicabile: rappresenta il valore aggiunto della passione civile. Che non ha nulla a che vedere con il colore politico. Per esempio, pur essendo diversi fra loro, Orlando, Messana e Bufardeci sono accomunati da un senso di concretezza, da un rispetto per le istituzioni ed i diritti dei cittadini e, soprattutto, da una grande umanità che ne fa dei buoni amministratori, vicini alla gente. Tutti e tre sono dotati della capacità di comunicare con le persone comuni e l’interlocuzione diretta per un sindaco è fondamentale. Soprattutto da noi”.

Perché?
“In Sicilia manca lo spirito di servizio collettivo. Per uscire dall’impasse è necessaria una logica di condivisione del progetto. Solo un progetto condiviso può avere successo. Esempio banale: se il problema sono le strade sporche, ci si possono mettere tutti i cestini del mondo e pattuglie di vigili urbani col blocchetto delle multe in mano, se la gente non si sente coinvolta nel “progetto”, non ci sarà niente da fare…”.

Poi, per dirla alla Giulia, “bisogna uscire dalla logica della minna”, della tetta ciucciata senza che si passi mai alla fase dello svezzamento. “Governare una città è una impresa impegnativa. Ma se un sindaco non è un buon sindaco, è anche colpa dei cittadini che non hanno il senso della collettività. E se manca la dimensione collettiva la governabilità è impossibile. Spesso un progetto fallisce perché prevale la logica individuale”.

La logica individuale, la “logica della minna”… sono fenomeni radicati e trasversali.
“Purtroppo non ne sono esenti i rappresentanti delle istituzioni. Il principio è quello di attingere: dalla Regione, dallo Stato, dalla Comunità europea… E non è vero che non c’è niente da fare: qualcosa si può fare sempre. Serve uno scatto di orgoglio”.

E che tipo di “scatto” può migliorare il futuro delle città?
“È necessario che le città facciano sistema, valorizzando la propria storia, il proprio patrimonio e le esperienze di eccellenza che sono presenti nel territorio. Se non si lavora sulla propria identità, non ci sarà futuro se non per gli alberghi e i pozzi di petrolio… Solo un sistema virtuoso tra le città può promuovere un vero sviluppo ed evitare che i siciliani si ritrovino sopraffatti da aeroporti e parchi eolici, richiesti e talora realizzati senza rispondere ad una visione d’insieme, ad una logica di razionalizzazione delle risorse e delle esigenze”.

Qual è la prima cosa che farebbe Giulia Randazzo, se fosse sindaco?
“Intanto, chiuderei al traffico i centri storici. E per una ragione di buon senso: di certo non sono stati pensati per l’enorme numero di autovetture che ci sono oggi in circolazione. Ogni famiglia possiede quattro automobili”.

Mai pensato di scendere “in campo”? 
“Mai, mi ”accontento” del governo quotidiano delle mie cose”.

Domanda a bruciapelo: perché, secondo te, Orlando a Palermo ha perso le elezioni?
“Anche perché nell’ambito della coalizione è mancato il senso della collettività”.

Come dire: sempre lo stesso vizio.

Angela Mannino


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