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Processo Mori, Lipari nel 2002:
"La trattativa c'è stata"

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Il colonnello Mario Mori

Il colonnello Mario Mori



A volte ritornano. Al processo al generale Mario Mori per favoreggiamento alla mafia, sono stati depositati nuovi documenti dall'accusa rappresentata dai pm Antonio Ingroia e Nino Di Matteo. Fra questi i verbali degli interrogatori a Pino Lipari, braccio destro e “commercialista” di Bernardo Provenzano che, interrogato nel 2002 dai magistrati Piero Grasso, Guido Lo Forte e Michele Prestipino, aveva già parlato della trattativa, del “papello” e del ruolo avuto da Vito Ciancimino, dal generale Mario Mori e dal capitano Giuseppe De Donno del Ros.

Pino Lipari, come Massimo Ciancimino, colloca l'inizio dei coloqui fra Don Vito e gli ufficiali del Ros fra la strage di Capaci e quella di via D'Amelio. “Mori e De Donno avrebbero incontrato il Ciancimino, credo nel '92, a Roma, per intraprendere una trattativa, De Donno avrebbe chiesto, O Mori, non so, 'ma che cosa vuonno chisti, che cos'è?', era successo il... la strage di Falcone, quindi siamo subito... nelle immediate...dopo qualche 15 giorni, 20 giorni, un mese, non so (…) Mori chiede 'ma che cosa vuole ora Cosa nostra? Siamo confusi con queste stragi, con queste cose... con questa strage', perché ancora non c'è la strage di Borsellino ancora, era intervenuta solo... solo Falcone era morto (…) e Ciancimino alla richiesta di De Donno si attivò, dice, 'cercherò di mettermi in giro ma mi servirebbe un passaporto, perché ha detto che 'sicuramente non sono in Sicilia questi, saranno fuori, quindi mi serve un passaporto'

Lipari sostiene di aver appreso della “trattativa” - seppur lui stesso dice che dargli questo nome è esagerato – direttamente da Bernardo Provenzano e di aver saputo dal vecchio padrino corleonese che
dietro gli ufficiali del Ros ci fossero in realtà i servizi segreti. “Persone delle istituzioni, lui faceva riferimento ai servizi segreti”. E lui sarebbe “Provenzano, non politici, perché se ci fosse stato Lima vivo avrebbe detto 'Lima', se Salvo fosse stato vivo, avrebbe detto 'Salvo', perché i canali del tradimento di Cosa nostra quelli erano stati”.

Ma Lipari si sarebbe incontrato anche con Vito Ciancimino, a Roma, all'hotel Plaza, nel settembre 1992. “Ciancimino mi disse – sostiene Lipari - 'io volevo un appuntamento col primario, col Riina, un incontro, e tu non me lo hai dato (...) e siccome non potevo parlare col suo aiuto, con Provenzano perché questa cosa era una cosa che doveva essere, per forza di cose, definita da Riina (…) mi sono ricordato che il medico curante della famiglia Riina era un certo dottore Cinà, Nino Cinà – continua Lipari citando Ciancimino - al quale ho prospettato tutta la situazione... cioè i termini della trattativa, della proposta che aveva fatto... la richiesta e proposta che avevano pattutito, su a Roma, i due, cioè Ciancimino e Mori (…) e mi disse tutto questo discorso che il Cinà... che lui, per questa situazione, non lo ha ritenuto all'altezza, lo ha anche offeso, quando parlava con me, dicendomi, dice, 'non si è comportato all'altezza', perché la risposta al quesito che si era posto”.

Infine Lipari parla anche con Cinà, attorno al 2000. “Pino, ti giuro – avrebbe detto il medico a Lipari - ho riferito a Riina, in occasione di una visita, gli ho riferito di questo aspetto proposto dal Ciancimino. Mi rimandò ad un paio di giorni, mi pare, e mi disse: 'Nino qua c'è il papello, te lo puoi portare, che vuole Ciancimino? Vediamo che deve fare “.


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