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De Rubeis si confessa con "S"

"Contro di me c'è stato un complotto,
mi batterò per i carcerati"

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“Sono notorie le crociate che ho portato avanti anche contro i progetti sugli immigrati delle autorità governative. Il cruccio che mi resta è capire perché abbiano voluto arrestarmi”. Dopo l'arresto con l'accusa di concussione, parla il sindaco di Lampedusa Dino De Rubeis: nell'intervista, una delle esclusive contenute nel prossimo numero di “S”, il magazine che guarda dentro la cronaca, in edicola da domani, sabato 19 settembre, il primo cittadino si definisce vittima di un “complotto”: “L'arresto – afferma – non era necessario. Con un capo d'accusa come quello che mi è stato addebitato la carcerazione non è obbligatoria, se non in flagranza di reato. Un sindaco che finisce dietro le sbarre, specie se poi ne esce dopo una manciata di settimane, deve ricostruire la sua identità. È un colpo durissimo da sopportare e di questo niente e nessuno potrà risarcirmi”.

Intanto De Rubeis, accusato da due imprenditori di Agrigento – Sergio Vella, che opera nel settore dei rifiuti, e Massimo Campione, che opera in quello dell'edilizia – di avere preteso mazzette per velocizzare alcune pratiche, ha ripreso le funzioni di sindaco e ha già proceduto a un rimpasto di giunta. Ma del carcere ha conservato un ricordo pessimo: “Una struttura che può contenere meno di 200 carcerati – spiega - a Ferragosto ne conteneva oltre il doppio. Ciò significava una media di una doccia ogni 90 detenuti. Un allarme su cui non si può soprassedere. L'ho promesso ai miei amici carcerati”.


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