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Il lavoro sui terreni confiscati a Cosa Nostra

L'antimafia concreta
sui campi di Libera Terra

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Sui terreni confiscati alle mafie sono tanti i volontari che decidono di fare un’esperienza di lavoro e informazione. Tra realtà bucoliche, vigneti e colline, nelle terre che sono state simbolo dell’egemonia mafiosa, oggi è viva la volontà di rinascere all’insegna della legalità e della partecipazione. Si è conclusa la settimana scorsa “E!state Liberi”, iniziativa promossa dalle cooperative aderenti a Libera Terra e giunta alla quinta edizione. Studenti, professionisti, disoccupati del Nord e del Sud, uniti per vivere la riscossione di una terra deturpata dall’influenza mafiosa. Persone che scelgono di "sporcarsi le mani", di lavorare faticosamente per capire che cos’è oggi la Sicilia e le difficoltà che nascono nel voler sradicare una realtà macchiata dal ricatto e dalla violenza. Giovani e non che si mettono in prima linea per conoscere luoghi e spazi diversi, per superare i convenzionali stereotipi di questa isola per poi affondare in paesaggi ricchi di storia e di sofferenza.

LA GIORNATA. Sveglia alle 6.00, il tempo di rinsavire per immergersi nella lunga giornata del lavoro sui campi. Ore che passano tra fatiche e sorrisi, minuti che corrono tra una chiacchierata e l’altra. Già alle 10 e mezza il sole picchia duro e il lavoro da fare è ancora tanto. A fianco ai volontari ci sono uomini dai visi sereni e abbronzati che guarniscono con tante battute il lavoro nelle vigne, fra una pausa, uno spuntino, un pranzo frettoloso. Ringraziano i volontari, che poco sanno della vita dei campi, ma che fanno in modo di dare ognuno il loro contributo. La strada per il ritorno a casa diventa occasione per provare le specialità del posto prima dei pomeriggi di seminari e incontri in cui ci si perde nell’ironia di Pino Maniaci (giornalista di Telejato impegnato nella lotta alla mafia) o nella saggezza e commozione dei superstiti della strage di Portella della Ginestra.

I VOLONTARI. Marta ha 27 anni, bergamasca di nascita ma romana d’adozione. Aspira a diventare un magistrato ed è alla sua seconda esperienza in un campo, la prima da responsabile. Cosa la spinge a intraprendere un campo di lavoro? "Per anni ho pensato che volevo andar via dall’ Italia - risponde - in questo paese non vedevo prospettive. Oggi vedo i campi di lavoro come un modo per reagire, per fare qualcosa per il mio paese, per dare un piccolo contributo a questa terra". Un amore spassionato per questa realtà e un forte entusiasmo accompagnano le sue parole. Marta vede la possibilità di far interagire diverse culture con una Sicilia che si allontana dai clichè e, soprattutto, riesce a tastare con mano il concreto lavoro dell'antimafia.

LE COOPERATIVE. Un'opera faticosa che si realizza in sinergia con gli agricoltori delle cooperative. Gente del posto che la storia della mafia l’hanno vista con i propri occhi. Persone che hanno scelto da quale parte stare pur coscienti che il cambiamento è lontano. Domenico ha 28 anni e dal 2007 fa parte della cooperativa “Pio La Torre”. Ha gli occhi lucidi, carichi di entusiasmo, nel raccontare il suo lavoro, nel parlare della lotta alla mafia, delle sue vittime, delle difficoltà che si sono dovute affrontare lavorando questi terreni. Lui e tutti gli altri sono uomini che ogni giorno vivono questa terra, ne colgono i frutti, godono delle vittorie e condividono amaramente le sconfitte. Uomini che hanno scelto di lavorare nella legalità, di essere liberi da ogni compromesso, che con sacrifici e determinazione portano avanti questo lavoro, pronti a ringraziare in ogni istante chi decide per 10 giorni di accompagnarli in questa avventura e condividere con loro una sana voglia di essere liberi, in una terra ricca di incongruenze e contraddizioni.

(© produzione riservata)


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