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I risultati del convegno di Terrasini

I musei siciliani:
potenzialità ed ostacoli

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Il dibattito sui beni culturali, che caratterizza sempre più frequentemente i nostri giorni, evidenzia un’attenzione privilegiata per i musei. Perché? Il motivo sta nello straordinario
mutamento manifestatosi - e tutt’ora in corso - nel mondo museale. E' uno dei temi dei quali si è discusso ieri a Terrasini, al Museo Regionale di Storia Naturale e Mostra Permanente del Carretto Siciliano, in occasione dell'incontro tra i musei siciliani e la sezione italiana dell'ICOM (International Council of Museums). Presenti molti professionisti del mondo museale, tra i quali Luca Baldin – Segretario Nazionale Icom Italia – e Alessandra Mottola Molfino, Presidente del Collegio dei Probiviri Icom Italia. Prima degli anni ’70, le code per l’accesso ai musei costituivano degli eventi eccezionali. Con il passare del tempo, e soprattutto a partire dal biennio 1990-91, il numero dei visitatori di musei, luoghi di interesse artistico, siti storici, gallerie d’arte ed esposizioni è sorprendentemente aumentato, ed in maniera alquanto rapida.

Ciò ha comportato la necessità - avvertita da Stato ed istituzioni - di soddisfare la crescente domanda di fruizione dei beni culturali nel loro complesso. Poiché questo aumento di “consumo culturale” è osservabile soprattutto in occasione di viaggi e vacanze, su di esso si riversano notevoli aspettative di sviluppo economico. Ma i musei, soprattutto quelli del nostro territorio regionale, sono realmente in grado di soddisfare le mutate esigenze conoscitive e culturali del proprio pubblico?

Il nostro Paese ogni anno attrae milioni di visitatori stranieri, poiché legato, nell'immaginario collettivo, ad un concetto di cultura inteso non solo come patrimonio artistico-culturale-paesaggistico, ma anche gastronomico, artigianale, folkloristico, etc.
Nelle sale - per troppo tempo - poco frequentate molto è cambiato recentemente: i primi cambiamenti hanno riguardato lo spazio espositivo, che è stato gradualmente rinnovato (illuminazione, impianti di climatizzazione) aderendo alle logiche moderne della flessibilità e dell’accoglienza al fine di catturare lo spettatore, suscitando in lui un’impressione positiva e duratura nel tempo.

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Il passo successivo ha riguardato l’elaborazione di nuove modalità di esposizione di opere e reperti, e l’allestimento di mostre che fossero sempre meno “pura esibizione”, e che si proponessero invece come percorso narrativo.
Ecco che i musei hanno iniziato a modernizzarsi, ad intraprendere un percorso di “revisione” auto-indirizzato: un nuovo modo di porsi nei confronti dei propri utenti, acquisendo una visione più ampia e consapevole della propria identità, del proprio ruolo, re-inventandosi, conquistandosi un proprio spazio - che abbia ancora autorevolezza e riconosciuta importanza - nell’era della globalizzazione.
In quest’ottica si collocano i numerosi tentativi messi in atto dai musei per uscire dall’auto-referenzialità, per fare propria e “metabolizzare” una visione meno circoscritta del proprio pubblico, non solo per attirarlo e coinvolgerlo ma in un certo senso, anche per “educarlo”.
L'ostacolo più rilevante è sempre il medesimo, la mancanza di fondi, e la conseguente necessità di una puntuale ed efficace razionalizzazione delle pratiche di gestione nonché di una maggiore qualificazione del personale museale. L'auspicio è quello di un maggiore interesse, da parte della Regione Siciliana, verso i musei privati, anche i più piccoli e poco valorizzati ma senza dubbio emblematici del nostro territorio e delle sue specificità.
Queste le prerogative emerse dall'incontro siciliano, mentre ci si prepara alla quinta Conferenza Nazionale dei Musei d'Italia che si terrà il 9 e 10 novembre prossimi a Milano. Emblematica la scelta del titolo da dare alla giornata: “I musei al tempo della crisi”, è quanto dire.
Nell’epoca del Futurismo, quando la società venne travolta dalle aspirazioni moderniste e dalla velocità, molti sostennero che un museo è in buona salute se sovraffollato. Sarà pur vero, ma è doveroso ricordare che il museo non è un negozio qualsiasi dove prendere qualcosa da portare via; è un luogo dai significati e dai compiti complessi, dove attingere non solo informazioni, ma utile per ricostruire esperienze di cui fare tesoro secondo il proprio vissuto e le proprie attitudini. Solo così il museo può svolgere pienamente la sua funzione di “aggregazione di micro-mondi”, tra i quali ognuno potrà scegliere il proprio preferito: mondo educativo, celebrativo, contemplativo, favolistico, ecc. È questo il museo del futuro: sempre più contesto aperto a molteplici letture ed interpretazioni.
Le riprese ed il montaggio delle immagini sono stati realizzati da Davide Vallone.



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