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Viaggio tra gli enti finanziati dalla Regione

Alla facoltà teologica
una biblioteca che vale oro

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Nella pioggia dei 56 milioni, concessi dalla Regione a enti spesso inutili rientrano 450.000 euro erogati a favore della Pontificia facoltà di Teologia di Sicilia. Uno stanziamento che risale al 1979 quando le chiese dell’isola prospettarono la necessità di creare una struttura accademica che, senza questi fondi, non sarebbe mai esistita. È quanto racconta monsignor Antonino Raspanti, ex preside della facoltà che, proprio in questi giorni, ha lasciato il posto a Don Rosario La Delfa.
“Oggi utilizziamo questi fondi per la manutenzione della nostra biblioteca e l’acquisto dei volumi” , spiega il monsignore, docente ordinario di Teologia spirituale e Storia della spiritualità cristiana. “All’inizio  non furono definite particolari indicazioni di spesa, ma nel corso degli anni la Regione ci ha vietato di indirizzare questi soldi su attività di routine, come le lezioni”.
Il cuore della facoltà è la biblioteca, una sala aperta a tutti, dieci ore al giorno per dieci mesi, dimora di quasi 500 libri, tra tomi di storia, teologia, filosofia.
Il tutto a due passi da un altro luogo di lettura, la biblioteca centrale della Regione siciliana.
L’istituto, che ogni anno conta circa 650 iscritti, è sede di una serie di attività legate alla cultura e alla ricerca, attraverso convegni, master, seminari in Italia e all’estero.
Come illustra l’ex preside della facoltà: “Negli anni precedenti ci siamo occupati di sviluppare ricerche e studi religiosi in collaborazione con l’università di Palermo e con quelle del Mediterraneo, presso gli atenei di Tunisi, Teheran, e anche  di Strasburgo”.
Siamo nel centro nevralgico della Curia, austero edificio tra la Cattedrale e Palazzo dei normanni. È  qui che si formano insegnanti di religione, seminaristi, aspiranti suore, cardinali e vescovi. Tanti gli alunni “eccellenti” come, il Vescovo Carmelo Cuttitta, laurea a pieni voti.
In cattedra non ci sono solo sacerdoti ma anche docenti laici. I corsi sono misti, seguiti allo stesso modo da uomini e donne. L’organizzazione, il lavoro, i campi di studio sono paragonabili a quelli di qualsiasi altra facoltà. Solo che, rispetto alle università pubbliche, le spese sono maggiori e “i fondi regionali inferiori di almeno due zeri”, come ironizza Monsignor Raspanti.
Strano, se si pensa che i costi della facoltà sono sostenuti per il 65 per cento dagli studenti, con il pagamento dell’iscrizione e di tasse particolarmente elevate. È così che l’ex preside della facoltà giustifica le spese: “Noi come preti non percepiamo stipendio ma abbiamo dipendenti laici che vanno pagati. Senza considerare tutti i costi di gestione, la manutenzione dell’edificio e soprattutto le macchine. Siamo forniti di computer e attrezzature molto sofisticate e, quindi, parecchio costose”.
I contributi della Regione sono stanziati anche a favore di altre istituzioni, presenti a Catania, Messina, Siracusa, Caltanissetta, Agrigento e Ragusa ma coordinate dalla stessa facoltà di Teologia, come afferma Raspanti: “Le sedi minori organizzano solo seminari. Quelle più grandi ricevono gli stanziamenti dalla Regione, ma noi, che rappresentiamo l’unità centrale, le controlliamo dal punto di vista accademico”.
Comunque insoddisfatto monsignor Raspanti della somma stanziata dalla Regione. Giura che i 450.000 euro non bastano, parlando soprattutto del  processo di informatizzazione in corso: “Stiamo creando un catalogo online di tutti i volumi presenti nella biblioteca. E siamo arrivati soltanto a  70”.  E lo dice accanto ad una finestra che si affaccia su corso Vittorio Emanuele, dove quasi giornalmente sfilano decine di precari che provano a occupare l’Assemblea regionale siciliana, per chiedere a Stato e Regione un posto di lavoro  più sicuro.

(© produzione riservata)


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