Live Sicilia

CRONACHE PARLAMENTARI

Il Grande Antipatico


Mpa, raffaele lombardo, sicilia, Politica
Sullo sfondo c’è sempre una pietanza, il convitato di pietra delle nostre cronache parlamentari. I cannoli lussuriosi e immortalati che – più dei giudici– ruppero il filo della presidenza di Totò Cuffaro. Il cibo che Raffaele Lombardo – secondo una ricostruzione di “Repubblica – ingurgita solo dopo avere adottato le cautele del caso, dopo avere accostato, per esempio, lo smalto della tazzina bollente di caffè  alle labbra di una solerte segretaria-assaggiatrice. Questo lo sfondo, appunto. La sostanza è un'altra, ma prima di arrivarci, una piccola deviazione sulla controversia in atto. Bene ha fatto il governatore della Sicilia a querelare “Repubblica”, se ha ravvisato inesattezze e invenzioni. Dalla lettura di quel pezzo si usciva col fremito di un innegabile giudizio: costui non sta bene. E i tribunali esistono anche per questo, per dirimere le controversie umane sulla verità dei fatti e proteggere la dignità delle persone. Malissimo ha fatto però Lombardo ad invocare il sospetto di un complotto ai suoi danni. Intanto, ha mostrato effettivamente una propensione difensiva non comune che i detrattori potrebbero descrivere come sintomo di potenziale paranoia. E poi, Attilio Bolzoni – l’autore del pezzo sull’assaggiatrice – non è giornalista che prenda ordini da mandanti più o meno occulti. Alla base delle sue inchieste, giuste o sbagliate, c’è soltanto il suo fiuto.
Messe così le cose veniamo alla sostanza. Fin dall’inizio del suo mandato, Raffaele Lombardo ha indossato con successo la maschera del Grande Antipatico. Antipatico all’usciere che lo intrattenne troppo cordialmente a cui, secondo i boatos, che prendiamo per mendaci fino a prova contraria, avrebbe risposto: “Ma abbiamo fatto il militare insieme?”. Eppure perfino i boatos patacca, quando cuciono favole con la stoffa dell’inesattezza, svelano molte verità sulla considerazione popolare di un personaggio pubblico. Antipatico (ciò avvenne prima del mandato, consideriamolo un film fuori concorso) a Michele Placido che il nostro apostrofò, durante un memorabile scontro verbale, con un eloquente: “Lei è un cretino!”. Antipatico ai questuanti dei palazzi del potere che non lo sopportano ed hanno coniato per lui una definizione descrittivo-offensiva: “Faccia di varveri” (in effetti te lo immagineresti R.L. proprio con le forbici in mano. Quanto alla sentenza precoce di negatività che affligge i barbieri, considerati infidi per natura, non sapremmo come spiegarla). Antipatico a Cuffaro e ai cuffariani per ovvii motivi. Ai palermitani per l’origine catanese. Ai calvi per l’abbondanza di capelli e baffi (nonostante il riporto)... Tanta antipatia potrebbe essere il prodotto naturale di una cristallina vocazione egocentrica. O potrebbe assecondare un disegno rivoluzionario: l’idea di liberare il politico siciliano dalle sovrastrutture emotive, dall’affettività interessata delle sua corte, per consegnarlo alla fredda e impersonale valutazione del suo esercizio e del suo ruolo. Come si diceva nel '68: dal personale al politico.
Se così fosse, qualcuno sarebbe quasi tentato di dire: finalmente. Perché i politici “simpatici”, che ti battono la mano sulla spalla per poi lavarsela, abbondano. E abbondano i corridoi sotterranei popolati da ombre con il cappello in mano e da viceré ammantati di quella falsa bonomia che serve a blandire i servi, per ingannarli meglio. In questa terra la politica come tecnica del buon governo per tutti è una chimera  sconosciuta. L'eguaglianza davanti all'istituzione viene considerata spietata e feroce. Inumana.  Si preferisce considerarla, la politica, il regno dei rapporti personali, delle scorciatoie di ognuno, del “pissi pissi”, delle strizzatine d’occhio e dei ganascini. Forse, l’antipatia può diventare perfino una dote inaspettata, una via d'uscita, un'ancora di salvezza. E un giorno, magari, ci prenderemo la libertà di sibilare sul muso del reuccio di turno, dopo averlo mandato a quel paese nell’urna: “Ma abbiamo fatto il militare insieme?”. R.P.


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