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Un'assaggiatrice per il governatore
Le "fissazioni" di Lombardo

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Dicono che adesso la fedele Maria non sia più solo una preziosissima segretaria. Adesso fa qualcosa di davvero impagabile per il suo governatore: per lui, fa anche l'assaggiatrice. O è caffè o è pasta, è acqua o un involtino di pesce spada, lei prima sorseggia o mastica e poi abbandona ai piaceri della tavola un Raffaele Lombardo rassicurato e finalmente sereno.

Dicono che sia ossessionato da qualcuno che voglia fargli del male. Dicono che abbia paura di tutto. Oramai, anche del cibo. E' l'ultima mania del governatore della Sicilia, l'uomo politico più potente dell'isola, il più protetto, il più assillato dalla sicurezza sua, il più diffidente e irritabile ospite mai entrato nelle splendide sale di Palazzo d'Orleans, la sede della Presidenza della Regione. E a Palazzo d'Orleans, di queste cose parlano anche i muri.

Tutti raccontano da mesi e mesi delle "fissazioni" dell'ex democristiano che vuole fare la Lega del Sud mettendosi contro Alfano e Schifani, delle fobie, i tic, le nevrosi che accompagnano le sue giornate da quando è sbarcato da Catania a Palermo. E tutti sussurrano di quest'ultima sua angoscia del mangiare, sempre preparato dalle sicure mani della segretaria Maria Bonanno e - stando alle tantissime voci che circolano nel suo entourage - sempre assaporato dalla devota collaboratrice prima di finire in bocca al sospettosissimo governatore, una laurea in Medicina con tesi in psichiatria forense sul "nesso fra tradizioni popolari e costruzioni deliranti".



Una dieta controllata a vista dalla segretaria che è la sua ombra da quindici anni o una psicosi da avvelenamento, come pensa qualcuno? C'è un gran "curtigghiu", un grande chiacchiericcio a Palermo su questa e su tutte le altre paure del governatore. Anche perché Palazzo d'Orleans, negli ultimi tempi, è diventato un fortino.
Gli piace sentirsi al sicuro Raffaele Lombardo. E così ha fatto costruire un appartamento super corazzato nella foresteria del palazzo di governo. Poi ha trasformato la sua scorta in un piccolo esercito in movimento per le strade della Sicilia. Quattro Audi 6 blindate (due per turno) e due ammiraglie della Peugeot utilizzate per la "bonifica" dei luoghi dove ogni giorno è atteso. Il suo predecessore Totò Cuffaro, aveva solo due auto e 3 uomini a turno più un autista. E senza mai "bonifiche" del territorio. La rete di protezione intorno al nuovo governatore conta oggi 18 poliziotti impiegati ogni giorno, due turni anche per loro. Poi Lombardo ha cambiato all'improvviso il capo della sicurezza che era lì da molto prima dell'arrivo di Cuffaro ("Temeva che riferisse tutto a Totò", malignano in giro) e gran parte dei vecchi agenti.

Uno sconvolgimento. Mai un presidente della Regione aveva avuto tanta protezione. E mai un presidente aveva speso tanto per la sua sicurezza, nonostante la campagna sbandierata sui "tagli" dopo le follie dell'era cuffariana. Tagli annunciati e decisi dappertutto ma poco nella sua Catania e nelle province siciliane di sua influenza, una vistosa incoerenza che ha scatenato la rabbia di tanti alleati - nemici del Pdl. Qualcuno - per l'accanimento nell'accaparrarsi poltrone di sottogoverno e postazioni di potere in ogni angolo dell'isola - già lo chiama "Arraffaele".

La vita blindata del governatore non è la paura che gli provoca solo l'infida Palermo. Anche a Catania ha fatto ristrutturare e "rinforzare" l'ex palazzo dell'Ente sviluppo agricolo, che è il posto dove lui riceve come governatore quando è dall'altra parte della Sicilia. E' un edificio tutto vetri nel centro della città, vicino piazza Stesicoro. Proprio i vetri ha fatto sostituire Lombardo: li ha voluti tutti "anti sfondamento".
Un'ossessione per la sua sicurezza e un'altra ossessione per ogni riferimento diretta o indiretta alla morte. La vicenda risale a qualche mese fa, quando alcuni del Pdl presentarono in Senato un disegno di legge che prevedeva la continuazione della legislatura regionale anche in caso del decesso del governatore.

La reazione di Lombardo fu collerica: "Spieghino, i miei amici, quali rischi corro. Altrimenti la considero una minaccia di cattivo gusto". Ma l'elenco dei suoi tormenti non finisce con cibo e scorte e bunker. Più di una volta si è mostrato infastidito per il ticchettìo dei tacchi di una signora, più di una volta ha fatto una scenata a qualcuno che batteva ritmicamente una penna sul tavolo. "Raffaele non sopporta i rumori seriali", spiegano i suoi.

Testimoni riferiscono della "carta che si divora, interi fogli di formato A 4" durante le riunioni nel suo ufficio, dell'aria condizionata che non vuole neanche nei bollori estivi palermitani, dell'ascensore che deve prendere sempre da solo, della poltrona numero 1 lato corridoio che pretende per ogni volo, del caffè che deve preparare sempre una commessa e soltanto lei. Sennò il governatore non beve il caffè e va su tutte le furie.

di Attilio Bolzoni

tratto da Repubblica.it del 12 settembre 2009


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