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Valguarnera, quegli strani tumori

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, Cronaca


Preg.mo Sig. Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,

Le scrivo nell’umile veste di cittadino italiano, un po’ consapevole del peso che spesse volte questa nostra cara Nazione ha sui cittadini.

Ho sempre ammirato le sue parole, il suo modo di essere congiunto allo spirito di legalità e giustizia, la stessa che dovrebbe animare ogni rappresentante politico.
È dunque con orgoglio che Le scrivo e mi permetto di rivolgerLe un appello importante. Solo Lei, mosso da quel la fierezza meridionale, può aiutare la mia gente affinchè si faccia chiarezza sul problema.

Il 27 dicembre 2006 morì
Salvatore Profeta, cittadino di Valguarnera Caropepe (Enna) . Un mio caro compaesano, amico e collega, deceduto a seguito di una leucemia fulminante. Da quel momento in poi promisi alla sua memoria e a me stesso, che avrei inseguito e donato la verità al mio paese. Le morti tumorali e leucemiche si moltiplicarono, intaccando le famiglie di Valguarnera e dell’ennese; colpendo spesso giovani vite.

C’era qualcosa nel territorio che di certo non quadrava; troppo alta l’incidenza tumorale in un comprensorio fatto di sole spighe di grano e pochissime industrie, sintomaticità di un Meridione economicamente al collasso. Mi documentai e ne nacque un editoriale dal titolo “Pasquasia, Floristella e il mistero delle scorie perdute”. In esso ricostruivo la vicenda di un noto onorevole locale, che sul finire degli anni ’90 aveva lottato anche lui per la verità. Parlai della miniera di Sali potassici chiamata “Pasquasia”, e le eventuali scorie radioattive nascoste al suo interno.

Nel 1997 l’on. Grimaldi, allora Assessore al Territorio e Ambiente presso la Regione, sollevò le sue preoccupazioni su l’alto tasso di mortalità e malattie leucemiche e tumorali in Provincia di Enna e di Caltanissetta. Da uno studio di un noto oncologo, il dr. Cammarata, emersero risultati allarmanti. In particolare, Grimaldi fece notare come in una cittadina come Enna, sì capoluogo, ma il più povero d’Italia, non ci fossero industrie capaci di alterare in tale modo i valori dei cittadini fino a causarne la morte. Eppure le cose non quadravano; ci si poteva trovare davanti a un dilemma di difficile soluzione, non avendo di fronte agli occhi la causa evidente di patologie tumorali. Ma ciò che non si vede non è detto che non esista. Infatti ben presto l’onorevole cominciò a pensare a quella miniera e alle parole di un pentito di mafia, tale Leonardo Messina, che al procuratore Vigna disse di aver assistito a visite di strani camion che nella notte scaricavano barili e barili di materiale radioattivo nelle profondità di Pasquasia. Tale dichiarazione fece crescere in Grimaldi tutta la preoccupazione possibile, tanto da tentare di entrare nella miniera per constatare di persona quanto affermato dal Messina.

Però fu respinto… così riferisce in una intervista del 2001, rilasciata al giornalista ennese Angelo Severino: "Quando cercai di entrare a Pasquasia con dei tecnici, con degli esperti del mio assessorato, ebbi grande difficoltà ad accedervi, perché non volevano che entrasse la televisione. Non volevano nel modo più assoluto che si vedessero i pozzi. Quando poi sono riuscito ad entrare all’interno della miniera, la cosa più strana che vidi era che uno di quei pozzi, che loro chiamavano bocche d’aria o sfiatatoi enormi e profondi di diametro più di 15 metri, era stato riempito con materiale che di sicuro era stato trasportato all’interno della miniera per chiudere, per tappare in modo definitivo quella bocca. E non si tratta di materiale buttato dentro casualmente come può verificarsi in una miniera temporaneamente chiusa, come quando qualcuno che vede una pietra e che la butta dentro. Qui si tratta di TIR carichi di materiale che poi hanno buttato dentro appositamente per seppellire e nascondere un qualcosa".

Negli anni successivi, durante la protesta dei cittadini di Scanzano Jonico, in una riunione straordinaria a Palazzo Chigi fra i ministri Matteoli, Marzano, Giovanardi, Pisanu e del sottosegretario Letta, la miniera di Pasquasia fu individuata come una valida alternativa per lo “stoccaggio” dei rifiuti altamente nocivi. I risultati di una ricerca dell’autorevole “Il Sole 24 ore” ha riconosciuto, suo malgrado, come la città con il più alto tasso tumorale d’Italia. Pensi Sig. Presidente:  si muore più nella provincia ennese che nella sola città di Milano, zeppa di industrie inquinanti, smog e fumi nocivi. Com’è possibile?

A Enna quante aziende ci sono? E quelle che ci sono producono più inquinamento delle “grandi” milanesi?

Di recente, la morte di altri giovani ha rialzato il sipario su questa annosa controversia, lasciando presagire scenari ben più allarmanti. Pasquasia non sarebbe la sola. Anche Floristella e Grottacalda, due ex miniere di zolfo nei pressi del mio paese Valguarnera Caropepe, sarebbero state indicate come presunti giacimenti di scorie nucleari occultate.
A memoria d’uomo ricordo diverse morti premature e per particelle tumorali. A Valguarnera oltre agli anziani, i giovani muoiono di tumore e non per malaugurati incidenti come nel resto d’Italia.

Incredibile, direi. Ma facciamo qualche passo indietro.

Cancellando Scanzano Jonico dalla lista dei possibili siti di stoccaggio, il consiglio dei ministri individuò ben tre luoghi alternativi, tutti siciliani: La miniera di Salinella (Enna); una ex miniera di zolfo tra i comuni di Agira e Assoro; e vicino Resuttano, in zona di Caltanissetta. Quanto detto viene confermato da Sergio D’Offizi, dell’Area Territorio e Ambiente della Sogin, azienda che si occupa di nucleare. Da quelle dichiarazioni nacquero e crebbero altre polemiche; però poi tutto tornò a tacere. Che fine hanno fatto quelle scorie? e quelle che il pentito Messina ha detto di aver visto a Pasquasia?

La tipologia del terreno ennese e nisseno è molto ambito dall’eco-mafia perchè al suo interno è possibile occultare di tutto, perfino armi. Però il tipo di arenaria e argilla, puntellata da falde acquifere che quando sgorgano in superficie vengono usate per irrigare campi e abbeverare le bestie… e possono finire nell’organismo umano.

Troppi giovani muoiono ogni anno in Provincia di Enna e forse, con presunzione, si vuole far credere al popolino che la signora morte ha cambiato i piani…ovvero, morire di gioventù anzichè di vecchiaia. Secondo i dati Istat a Enna 16 persone su 10.000 all’anno, muoiono di tumore o malattie all’apparato respiratorio…
In posti decisamente più industrializzati, come Milano, ne periscono “solo” 12 ogni 10.000… A Torino e Genova 11 ogni 10.000.

La Sanità siciliana non vive grandi momenti, Sig. Presidente. Si pensa anche all’Eternit e alla sua presenza ancora diffusa in parte sul territorio.

Per quanto detto, Sig. Presidente; per la grande stima che nutro e nutriamo noi cittadini dell’Ennese, le rivolgo l’appello, affinchè si faccia chiarezza sulle cause di una così alta incidenza tumorale, tenendo in larga considerazione il fatto che La salute non ha prezzo.

Con stima e gratitudine.
Carmelo Parrinelli


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