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Scarcerato il sequestratore di Giuseppe

Parla Santino Di Matteo:
"Non ho salvato mio figlio"

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Per parlare con Santino Di Matteo, padre di Giuseppe, devi chiamare un numero e chiedere di un altro uomo, usando il nome di copertura. Lui risponde con una voce lontana. La comunicazione salta. La registrazione che proponiamo ai lettori di Livesicilia è breve e di scarsa qualità, il suono è faticosamente intellegibile ci sono numerose interferenze. Tuttavia, il documento è eccezionale: la voce di un personaggio che ha fatto parlare di sé, prima come mafioso, poi come collaboratore di giustizia trafitto dalla perdita di un figlio crocifisso da Giovanni Brusca e dai suoi accoliti, affinché il padre tacesse. Chi scrive - col collega Junio Tumbarello - aveva già intervistato Santino per la rivista “S” (vedi l'allegato). Uno dei carcerieri di Giuseppe, Stefano Bommarito, è stato affidato ai Servizi Sociali. La voce lontana al telefono si increspa.

Santino, quali sono le sue sensazioni?
“Amarezza, amarezza e amarezza, non ci sono parole per dire quello che provo”.

Lei ha scelto di collaborare con la giustizia.

“Ci credo ancora, quello c'è sempre, non cambia”.

La ferita non si rimargina.
“Non è possibile, non si può rimarginare”.

Può esistere il perdono?
“No”.

Lei una volta disse: Brusca almeno può parlare con suo figlio.

“E' la pura e santa verità. Lui può parlare con suo figlio, io no, non più”.

Santino Di Matteo sta scrivendo un libro?

“Sì”.

Qual è il suo bilancio?
(silenzio)

Qual è il suo rimpianto?
“Non sono riuscito a salvare mio figlio”.


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