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L'analisi

Sammartino, il fortino si sgretola
Da Mr 32 mila voti a 3 consiglieri

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L'enfant prodige del Pd esce dal voto del 10 giugno notevolmente ridimensionato.

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CATANIA - Dal record di voti - 32 mila - ad appena tre rappresentanti a Palazzo degli Elefanti. Dal gruppo più numeroso in aula a sparuta minoranza. Le ultime elezioni amministrative, che hanno consegnato il governo di Catania al centrodestra e al sindaco Salvo Pogliese, hanno anche fatto registrare il quasi tracollo del deputato regionale del Pd, Luca Sammartino, recordman di preferenze nel novembre 2017 e oggi rappresentato in Consiglio comunale da appena tre persone.

Quasi una “Caduta degli Dei”, prendendo in prestito il titolo della pellicola del 1969 firmata da Luchino Visconti: il campione assoluto di voti alle ultime regionali, alle amministrative di Catania, non è riuscito a confermare la sua forza. Che resta tale, seppur ridotta, nei numeri, soprattutto se si guardano quelli conquistati individualmente dai candidati riferimento diretto del deputato e nei quartieri, ma che non è bastata a superare la crisi del centrosinistra - che in questi sette mesi, ha perso ulteriormente terreno rispetto alla tornata elettorale che ha incoronato Nello Musumeci presidente della Regione, subendo la batosta delle Politiche - la spinta del vento verso destra e, soprattutto, le “trappole” della nuova legge elettorale.

Vero è che, proprio alle consultazioni nazionali, è stata eletta senatrice Valeria Sudano, compagna politica di Sammartino, ma il posizionamento dell’unica pedina democratica nello scacchiere degli eletti in Sicilia orientale non è evidentemente servito alle amministrative. Insomma, il fatto che l’enfant prodige sia stato ridimensionato dal voto del 10 giungo appare evidente. Almeno in città.

Delle due liste presentate in appoggio a Enzo Bianco, infatti, una delle due non è arrivata a superare la soglia di sbarramento del 5%. Cambiamento Reale, che ha conquistato 5.303 preferenze, lista “benedetta” dal presidente della Sidra, Alessandro Corradi, si ferma al 4,31%, lasciando fuori l’ex capogruppo di Articolo 4, Giuseppe Musumeci, oltre all’altro consigliere comunale uscente, Vincenzo Parisi, proveniente da Grande Catania, e all’ex presidente della seconda municipalità, Enzo Li Causi. I tre eletti erano invece candidati all’interno della Catania 2.0, che ha ottenuto 8.908 preferenze.

L’azione di scure esercitata dalla soglia di sbarramento al 5% sembra maggiormente evidente se a essere analizzati sono i quartieri. A Librino, ad esempio, o a Picanello e a Nesima, i sammartiniani hanno ottenuto migliaia di voti: Lorenzo Leone e Maurizio Zarbo, candidati presidenti rispettivamente per la quinta e per la sesta municipalità, hanno ottenuto più voti in assoluto. Eppure, il trascinamento delle liste della coalizione di centrodestra  ha incoronato presidente il candidato di Pogliese.

Infine, l’esponente democratico potrebbe aver pagato la “scomparsa” di alcuni fedelissimi che hanno preferito non candidarsi a sostegno del sindaco Bianco e il fatto che la sua base non è composta prettamente da elettori del centrosinistra. Tutt’altro, data la provenienza autonomista di molti degli elettori del deputato regionale. Non è un segreto che molti avrebbero preferito sostenere il candidato Pogliese e che hanno preferito saltare un turno pur di non candidarsi con il progetto di Enzo Bianco, Catania non si ferma.


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