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processo abbreviato

Paga killer per uccidere compagno
"Circe" etnea, chiesta condanna

Catania, circe inchiesta richieste di pena catania, omicidio misterbianco, Cronaca

Un omicidio risolto dopo 16 anni grazie alle rivelazioni di un pentito.

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CATANIA - Un piano diabolico. Che non avrebbe nulla da invidiare alla sceneggiatura di un thriller. Barbara Bregamo avrebbe pagato un sicario per organizzare l'omicidio del compagno. Una prima volta il piano sfuma, la seconda volta invece Santo Giuffrida è spacciato. Ma il caso è archiviato come morte naturale: l'imprenditore misterbianchese secondo la prima tesi, la notte tra il 9 e il 10 dicembre 2002, è stato colpito da un infarto fulminante. Ma qualcosa puzzava. E si è continuato a scavare. Perché l'uomo appena un anno prima, nel 2001, era stato accoltellato nel suo garage e si è salvato per miracolo.

Sedici anni dopo Luciano Cavallaro decide di diventare un collaboratore di giustizia e racconta il disegno criminale ordito dalla donna. Il pentito a sua volta avrebbe delegato altre persone per commettere l'omicidio. La prima volta - quella finita male - organizza l'accoltellamento e ingaggia un suo conoscente. La seconda volta: un progetto più subdolo. Santo Giuffrida sarebbe stato avvelenato e soffocato. Altro che infarto.

I carabinieri riaprono l'inchiesta sulla morte di Giuffrida e scrivono "Circe" - non a caso - come nome del fascicolo. Pianificano una trappola: mettono un bigliettino su una delle auto degli indagati che è un chiaro riferimento a quel misterioso delitto. Le pulsazioni accelerano e la paura delle manette fa fare un passo falso a uno degli uomini indicati da Cavallaro come i killer. E mentre le cimici registrano c'è una frase che suona alle orecchie dei carabinieri quasi come una confessione: “Sedici anni fa abbiamo fatto un omicidio, io ed altri due”.

A luglio dello scorso anno finiscono in quattro in manette Barbara Bregamo, la mandante sia del tentato che dell'omicidio, Francesco Giuseppe Indorato, accusato dell'accoltellamento nel 2001, Antonio Zuccarello e Alfio Maugeri. Questi ultimi due sono quelli che avrebbero effettuato l'iniezione fatale.

Barbara Bregamo e Francesco Giuseppe Indorato stanno affrontando il giudizio abbreviato davanti al Gup Giovanni Cariolo (gli altri due, Maugeri e Zuccarello, hanno scelto il rito ordinario). Il pm Marco Bisogni ha discusso per oltre un'ora sviscerando i tratti salienti delle indagini dei carabinieri ed ha formulato le richieste di pena:  14 anni e 8 mesi per Barbara Bregamo e 10 anni invece per Indorato. L'avvocato Eugenio De Luca che assiste i familiari della vittima (il fratello e i figli Graziella e Pietro) che si sono costituiti parte civile si è unito alle richieste del sostituto procuratore. Nella prossima udienza, fissata per il 21 giugno, si continuerà con le arringhe dei difensori, l'avvocato Mirella Viscuso che assiste Barbara Bregamo, e l'avvocato Pierpaolo Montalto, che assiste Indorato. A quel punto il Gup chiuderà il primo capitolo giudiziario di questa macabra storia con una sentenza.

 

 


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