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l'intervista

Salvo Pogliese ci crede davvero
”Il vento soffia dalla nostra parte”

amministrative 2018, Catania, salvo pogliese, Politica

Il candidato sindaco del centrodestra demolisce l'attuale primo cittadino. "Non io, ma i catanesi lo hanno bocciato".


CATANIA - È stato uno dei primi a dire di volerci pensare, salvo poi sciogliere la riserva qualche mese dopo. Il vento, è convinto, starebbe spirando in suo favore, verso la conquista di Palazzo degli Elefanti. Certo, il sindaco uscente potrebbe ancora riservare qualche sorpresa, soprattutto se, complice magari l’aumento del consenso pentastellarto, si arrivasse a ballottaggio. Ma Salvo Pogliese, classe 1972, in politica sin dai tempi dell’università, sempre a destra, nel Fronte della gioventù, e una lunga esperienza all’interno delle istituzioni, sembra sicuro che, tra due settimane, i catanesi sceglieranno la sua proposta.

Onorevole, iniziamo dalla nota dolente: un processo per peculato che la riguarda per cui è stato definito irresponsabile.

Irresponsabile è Enzo Bianco che, percependo che il terreno gli frana sotto i piedi, cerca di ribaltare le cose. Io lezioni di etica non ne accetto da nessuno, tanto meno da Enzo Bianco la cui opacità e le cui responsabilità politiche devono essere oggetto di un approfondimento. Credo dovrebbe pensare a quello che è accaduto in questi ultimi anni, alla sua Giunta. Entrando nel merito di quanto mi è contestato, ritengo di essere l’unico parlamentare regionale che ha anticipato decine di migliaia di euro per pagare gli stipendi del personale del gruppo parlamentare all’Ars, per pagare gli anticipi sul Tfr degli stipendi del personale del gruppo Pdl. Successivamente, quando la situazione finanziaria del gruppo è migliorata, grazie al mancato rinnovo di quattro contratti di collaboratori esterni, al pensionamento di alcuni dipendenti, che incidevano in maniera significativa sul bilancio del gruppo del Pdl, ho parzialmente recuperato una parte di quanto anticipato, all’interno di un contesto che non era ancora governato dal decreto Monti. Questo è lo stato dell’arte di una vicenda all’interno della quale il sottoscritto si è comportato in maniera mai registrata all’interno dell’Ars. Tant’è che, e credo che questo debba fare riflettere tutti i cittadini catanesi, ho pensato di abbandonare una comoda poltrona da parlamentare europeo, con quello che comporta in termini di immunità totale. Sono assolutamente sereno che il processo che ancora è alla quarta udienza andrà a concludersi come deve concludersi perché i fatti sono andati nei termini che vi ho esternato. Vi è un altro fatto poi: la Corte dei conti non ha mosso alcun rilievo sul mio comportamento, a differenza di quello che ha fatto nei confronti di altri miei colleghi. Quindi, credo che non ci saranno problemi in tal senso.

Che giudizio dà sull’operato di Enzo Bianco?

È assolutamente inviso alla città, in tutti i quartieri, ha tradito le speranze di moltissimi catanesi che nel 2013 hanno riposto fiducia in lui, e quindi, percependo questo, è particolarmente nervoso, poco lucido. Io sono assolutamente certo che i catanesi sapranno svoltare, come si dice a Roma. In questa città c’è bisogno di cambiamento, anche generazionale, perché come ho detto in alcuni momenti di questa campagna elettorale, Enzo Bianco è sindaco, a fasi alterne, dal 1988, da trent’anni. C'era ancora il muro di Berlino. Credo che questo sia indicativo per archiviare una pagina politica e amministrativa della città. È venuto il momento di voltare pagina, e credo di poter dire di poter interpretare questa istanza di rinnovamento perché, al di là della mia età, posso vantare un’esperienza amministrativa acquisita sul campo, all’interno del consiglio comunale, della giunta provinciale, del parlamento regionale e di quello europeo. Ci sono autorevoli candidati sindaco che rispetto, ma che ritengo non abbiano acquisito esperienza amministrativa. Una cosa è criticare, una cosa è amministrare.

Non salva nulla di quanto fatto in questo ultimo quinquennio?

Credo che il bilancio consuntivo di Bianco sia negativo, devastante, disastroso. Non lo dice Pogliese, lo dicono i cittadini catanesi. Basti pensare alla tragicomica vicenda del Tondo Gioeni, il danno che ha arrecato e continua ad arrecare. O al Piano regolatore: è stato da irresponsabile quello che ha fatto Bianco, interrompendo un percorso di accelerazione che il compianto professor Arcidiacono aveva avviato presentando il consiglio comunale la bozza di PRG. Bianco si è limitato a inaugurare semafori, a spostare panchine con la fascia tricolore. Anche sulla vicenda dei bilancio del Comune vi è un fallimento totale: lo dice la corte dei conti, che ha certificato come il disavanzo in questi ultimi cinque anni sia passato da 140 milioni di euro a 580 milioni di euro. Dal punto di vista della pulizia e del decoro urbano, siamo al fallimento: abbiamo un tasso di differenziata al 9% e una gara da 350 milioni di euro andata deserta quattro volte. Sono state detta bugie alla città: mi sono confrontato con alcuni imprenditori del settore che mi hanno detto che se avessero partecipato al bando in caso di vittoria avrebbero perso dai 5 ai 7 milioni di euro l’anno. Un bando evidentemente fatto da incompetenti, cosa che io mi auguro o da qualcuno che aveva altri interessi. Sul tema del commercio: il piano commerciale non è stato fatto, quello dei dehors nemmeno, credo che anche in questo caso il bilancio consuntivo sia negativo. Quindi non salvo assolutamente nulla di questi ultimi cinque anni. Mancano gli stimoli, manca la capacità di innovazione, manca la fantasia e anche il vigore fisico. Si fanno errori nella comunicazione, evidentemente c'è un cortocircuito nell'esperienza di Enzo Bianco.

Come giudica chi ha sostenuto l’amministrazione Bianco fino a qualche settimana fa, e ora è invece tra i supporter di Pogliese? Come si comporterà con questi “nuovi” alleati”?

Il giudizio nei confronti di Enzo Bianco è negativo anche da parte di chi lo ha sostenuto. Me lo hanno esternato tutti, anche coloro i quali poi alla fine sono rimasti candidati all'interno delle loro liste e che, guarda caso, stampano i manifesti e i fac simili non indicando il nome del sindaco. Moltissimi consiglieri hanno fatto una valutazione e un'altra scelta, che ritengo legittima. Non credo si possa gridare allo scandalo. Soprattutto mi viene da sorridere quando a gridare lo scandalo sono le stesse persone che cinque anni fa hanno registrato il percorso proposto. Credo che sia fisiologico all'interno di un contesto amministrativo che si facciano valutazioni dopo cinque anni di esperienza. Il vento soffia dalla nostra parte e ne prendiamo atto.

Tutti vogliono entrare in Giunta. Come distribuirà le poltrone, considerando che tutti si aspettano qualcosa?

Conteranno i numeri ma anche le competenze, le qualità di chi verrà proposto dai partiti e dalle liste civiche. Ho grande rispetto di chiunque abbia condiviso la nostra proposta politica, nei confronti dei responsabili dei partiti delle liste civiche, ma pretendo altrettanto rispetto nella misura in cui ho la necessità di immaginare una Giunta qualificata. E qualificante. Il risultato elettorale avrà certamente una valenza, ma io sono convinto che alla fine ci sarà lo spazio per tutti coloro i quali sono attori protagonisti di un percorso elettorale.

Può chiarire la vicenda Ossino?

C’è poco da chiarire. Sia nella lista di Forza Italia, sia per le due liste civiche, abbiamo avuto una richiesta di candidature superiore rispetto ai posti disponibili. Non era mai accaduto. E quindi abbiamo dovuto fare delle scelte per individuare 36 candidati per ognuna delle tre liste. È arrivata anche la proposta di Ossino, ma è arrivata successivamente alla compilazione delle liste. Insomma, questa candidatura non c'è mai stata.

In caso di vittoria il prossimo 10 giugno, come si comporterebbe di fronte alla possibilità di dichiarare il dissesto?

Credo che rappresenterebbe un dramma per la città. È l'ultimo obiettivo che un sindaco equilibrato può permettersi di auspicare, per quello che comporterebbe in termini di perdite e sacrifici da parte, ad esempio, dei fornitori del Comune. E questo rappresenterebbe un disastro. Dovremmo cercare in tutti modi di evitarlo. Intanto, aspettiamo quello che dirà la Corte dei conti; in ogni caso, Roberto Bonaccorsi credo sia la persona gusta al posto giusto per comprendere la situazione.

Centro storico e movida, degrado inarrestabile o una possibilità?

Intendo trovare il giusto equilibrio tra l'esigenza di rilanciare la nostra città anche dal punto di vista imprenditoriale, con moltissimi eroi del XXI secolo, quali sono certamente gli imprenditori in tutti settori, che hanno investito risorse proprie, hanno acceso mutui con il rischio dei propri capitali, per dare opportunità lavorative, e i residenti. Credo che la movida sia un valore che vada mantenuto e perseguito, trovando una sintesi rispetto alle naturali esigenze anche di chi vive all'interno del centro storico. Sono convinto che quest'equilibrio si possa trovare, ma Catania ha anche una vocazione turistica, È una città universitaria, con decine di migliaia di studenti fuori sede. Dobbiamo evitare questa guerra e dare una proposta di qualità.

Le partecipate. Cosa farne in caso di vittoria? Posti per piazzare uomini o risorse? È vero che vuole venderle?

L'obiettivo è quello di farle funzionare. Qualcuno in questa città, come al solito terrorizzato dal vento che soffia, sta divulgando notizie infondate come se io volessi vendere la Multiservizi. Andremo a riqualificare le società partecipate: ci sono delle professionalità importanti all’interno di queste aziende, lavoratori che vogliono fare il proprio dovere. Ognuno si deve sentire protagonista di un progetto di rilancio nella nostra città. Dobbiamo recuperare alcuni difetti: l'individualismo, Il considerare la cosa pubblica distante da noi. Dobbiamo fare un salto di qualità in termini culturali, sono come dipendenti delle partecipate, i dipendenti del Comune di Catania possano sentirsi parte integrante di un progetto. In questi cinque anni c'è stato un distacco enorme tra il sindaco la sua giunta e dipendenti. Le presidenze e i Cda verranno assegnati in base alle indicazioni che alcune liste e alcuni partiti faranno all'interno di una rosa di nomi coerenti con il criterio qualitativo e meritocratico che riguarderà qualsiasi nostra scelta.

Città metropolitana: cosa farne?

Sono una persona che ha grande rispetto nei confronti di chi rappresenta il territorio. Sarò coerente con me stesso. Se dovessi rimanere sindaco della Città metropolitana, lavorerei in assoluta sinergia con gli altri 57 Comuni e avvierei un percorso di dialogo costante, di confronto con tutti. Metterei in moto un progetto di rilancio della nostra provincia, del turismo soprattutto.

Qualcuno ha definito la sua formazione una prosecuzione dell’esperienza Stancanelli. Ha ragione?

Ho molto rispetto per Raffaele Stancanelli. Gli riconosco grande equilibrio e il fatto che abbia avuto un importante ruolo all'interno centrodestra. Ha fatto alcune cose importanti per la nostra città, però è stato un po' troppo chiuso nel palazzo, non ha raccontato quello che stava facendo di positivo in un momento difficilissimo. Ha risanato i conti del Comune, ha rilanciato la mobilità, ha impedito l'abbattimento del ponte Gioeni, ma io rappresenterò anche una discontinuità rispetto Raffaele Stancanelli. Io aprirò il palazzo alla città.

Se, al termine di cinque anni di sindacatura, dovesse essere ricordato per alcune cose, per cosa vorrebbe essere ricordato?

Un sindaco che è rimasto lo stesso di cinque anni prima, un sindaco che ha messo in atto una politica affidabile, innovativa, coerente. Per la presenza, la pazienza e la prudenza.

 

 

 


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