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memorial day

Una targa per Giovanni Lizzio
"La Squadra Mobile era la sua casa"

Catania, giovanni lizzio, Cronaca

Si aprono così le iniziative del Sap per ricordare le vittime di mafia.

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La conferenza del Sap



CATANIA - "La mia vita quella sera è cambiata per sempre". Grazia Lizzio, figlia dell'ispettore ucciso dalla mafia nel 1992,
non trattiene l'emozione parlando con i giornalisti dopo lo svelamento di una targa in memoria del padre negli uffici della Squadra Mobile di Catania in via Ventimiglia. Un'opera d'arte realizzata dal Liceo Artistico Lazzaro  su invito del sindacato di polizia Sap che anche quest'anno ha avviato le iniziative "Memorial Day" per commemorare ed onorare le vittime di mafia, organizzate ogni anno nel mese di maggio in tutta Italia.

La targa realizzata dal liceo artistico Lazzaro



A Catania si parte ricordando Giovanni Lizzio: con la raffigurazione del suo volto e accanto la vecchia placchetta che identificava gli "investigatori" della polizia. "Abbiamo voluto ricordare Giovanni a casa sua, alla Squadra Mobile - dice Giuseppe Coco, segretario del Sap - dove forse trascorreva più tempo. Abbiamo voluto questa opera perché ci fosse un ricordo quotidiano dell'ispettore Lizzio". E si concentra sull'importanza dell'esercizio della memoria ancora una volta la figlia del poliziotto ucciso dalla mafia. "È giusto fare questo, è giusto ricordare chi come papà ha sacrificato la propria vita per difendere lo Stato", dice. II questore di Catania, Alberto Francini fa un po' autocritica sulla tempistica delle Istituzioni: "Io direi meglio tardi che mai". E aggiunge: "Gianni Lizzio è un martire della polizia di stato ed è fonte di ispirazione per ogni uomo e donna che indossa la divisa di poliziotto".

Sono serviti diversi anni prima di avere una verità giudiziaria su quanto è accaduto 26 anni fa. "Il 27 luglio 1992 viene assassinato l'ispettore Lizzio. L'anno dell'omicidio assume un ruolo di grande importanza nella ricostruzione storica della vicenda - spiega il dirigente della Squadra Mobile, Antonio Salvago -  sono gli anni delle Stragi, sono gli anni di una politica mafiosa molto agguerrita che vede al centro dell'attenzione Palermo. Nel 2007 viene fatta un'attività investigativa della Squadra Mobile coordinata dalla Procura di Catania sulla scorta di alcune dichiarazioni di collaboratori di giustizia che ha consentito da una parte di individuare  gli artefici dell'assassinio di Lizzio, Filippo Branciforti, Francesco Squillaci e Francesco Di Grazia, esponenti del clan Santapaola, e dall'altra di fare luce su questo fatto di sangue. Dicevamo che l'anno dell'omicidio è importante: l'omicidio di Lizzio - argomenta Salvago - avviene a pochi giorni di distanza dalla strage di via D'Amelio a Palermo e c'era l'interesse della Cosa nostra di coinvolgere anche le altre famiglie siciliane in questo piano di destabilizzazione dell'ordine e della sicurezza pubblica. E viene deciso da parte della Cosa nostra catanese di eliminare un appartenente alle forze dell'ordine e viene individuato l'ispettore Lizzio che all'epoca era il dirigente della sezione Antiracket. Nel processo Orsa Maggiore - aggiunge il dirigente della Squadra Mobile - è stato condannato all'ergastolo nel ruolo di mandante Nitto Santapaola e la sentenza è diventata definitiva nel 2003".


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