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Verso il voto

Catania verso il 10 giugno
La grande sfida delle Comunali

acireale, Catania, trecastagni, Politica

Tanti candidati al consiglio comunale sullo sfondo di una contesa dai contorni generazionali.

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CATANIA - Le prove libere di questa campagna elettorale sono finite. Da ieri liste, loghi e nomi dei candidati sono depositati ufficialmente. La competizione è dunque al via, dopo mesi di proclami che avevano fatto temere un numero di concorrenti assai più elevato di quelli effettivamente in lizza. Siamo ancora lontani dalle assurdità del 2005, quando gli elettori si videro consegnare ai seggi una scheda lunga un metro e poco più. Un lenzuolo. Oggi si gioca con il 9 - 5 - 1 - 1 - 1. Non è un schema, ma la conta esatta delle liste a sostegno rispettivamente di Salvo Pogliese, Enzo Bianco, Emiliano Abramo, Giovanni Grasso e Riccardo Pellegrino. Tuttavia, anche stavolta i numeri mantengo intatta una flagranza in eccesso. Il cosiddetto effetto trascinamento, che porta quasi automaticamente la preferenza verso un candidato consigliere comunale al candidato sindaco collegato, autorizza a ragionare in questi termini.

Poi c’è la quota quaranta, la percentuale cioè che permette di chiudere la partita per il primo cittadino già il 10 giugno, senza aspettare le incognite del ballottaggio. Posta così, la tentazione di chiudere la questione in una sorta di finale secca, era ed è palese. Tuttavia la battaglia per Catania, almeno a bocce ferme, può assumere già da ora una chiave di lettura generazionale. Perché se Enzo Bianco è uno dei politici più navigati sia in ordine di età che di curriculum, stavolta deve rivaleggiare con candidati con parecchie primavere in meno rispetto a lui. Nel caso dei Cinque stelle, nonostante la maturità di Grasso, c’è che la proposta grillina può ancora considerarsi di rottura rispetto alle altre obbedienze della politica tradizionale.

Confermata è invece la previsione di una competizione a coalizioni variabili. Al netto dei cinque stelle che mantengo un’equidistanza ben individuata su tutta la provincia, gli altri si organizzano come possono. Non che non esistano più centrodestra e centrosinistra, sopravvivano eccome. Si mescolano alle istanze civiche frutto dei territori per poi ricollocarsi a seconda di esigenze che già nel comune confinante non trovano regione di esistere. In tal senso, spulciare il parterre di candidati in centri assai popolosi come Gravina o Mascalucia può risultare assai imprevedibile, almeno per coloro che ragionano la politica con categorie ferme alle polarizzazioni della Seconda Repubblica.

Si arriva al voto tra le lacerazioni. Sarà infatti con il 10 giugno che la città di Acireale chiuderà i conti – almeno politici – con le vicende giudiziarie che hanno portato alla conclusione anticipata dell’esperienza a guida Roberto Barbagallo. Che sia una campagna elettorale surreale, assai distante dalle attese prodotte quattro anni fa, pare inevitabile. L’aria che si respira tra le cento campane è tutt’altro che frizzante. Dalle prime battute, pare che la parola d’ordine condivisa sia sobrietà. Tra le pieghe della coscienza cittadine c’è quella di rimuovere ed esorcizzare i fantasmi dell’inchiesta Sibilla.

Per restare su frequenze non molto distanti, la vera sorpresa di questa tornata è il forfait di Trecastagni. Sembrava tutto pronto per il voto, poi lo scioglimento per le presunte ingerenze mafiose nell’assegnazione dell’appalto rifiuti, sull’onda lunga dell’inchiesta Gorgoni avviata dalla procura di Catania, ha lasciato tutti di sasso. Perché, al di là della cronaca nera, la seppur piccola Trecastagni ha da sempre una tradizione politica di tutto rispetto. E non vedere una delle perle dell'Etna ferma ai box fa davvero male.


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