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L'INCHIESTA

“Traffico illecito di rifiuti”
Le carte delle accuse a Crocetta

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Nel mirino degli inquirenti della Procura di Catania funzionari, liberi professionisti, i Paratore e l'ex presidente della Regione.

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CATANIA – L'accusa più grave è traffico illecito di rifiuti, un capo d'indagine di tre pagine, su un totale di 22, che vede indagati lo Zio “Nino” Paratore, re dei rifiuti accusato di rapporti pericolosi con esponenti di Cosa nostra, il figlio Carmelo, un lungo elenco di amministratori della discarica Cisma di Melilli, Mauro Verace e Maurizio Pirillo, entrambi dirigenti regionali e l'ex presidente della Regione Rosario Crocetta.

L'INCHIESTA – Un'inchiesta poderosa quella dei carabinieri del Noe, coordinati dal magistrato Carmelo Petralia, che nasce dagli sviluppi della maxi operazione che ha portato all'arresto dei Paratore e al sequestro della discarica di Melilli in cui fu smaltito il polverino dell'Ilva, un rifiuto speciale finito nel cuore della provincia di Siracusa. E lì, in quella discarica lievitata – secondo le ipotesi degli inquirenti – grazie anche a rapporti stretti con i piani alti dell'amministrazione regionale, è sorto un impianto nell'impianto, una discarica di rifiuti urbani sopra la discarica di rifiuti speciali, con una colata di cemento di 14mila metri quadrati. A fiutare l'esistenza di indagini è stata La Sicilia. Ecco i particolari dei documenti notificati.

NOMI – Nel primo capo d'accusa sono indagati, per traffico illecito di rifiuti, Nino e Carmelo Paratore, “quali gestori di fatto della Cisma ambiente Spa, proprietaria della discarica di Melilli”, Agata Distefano, legale rappresentante della Cisma ambiente Spa, Davide Golfo, direttore tecnico della Cisma, Giorgio Bonuso, direttore dei lavori e Giuseppe Puleio, quali professionisti incaricati di predisporre i documenti per l'ampliamento della discarica di rifiuti pericolosi di Melilli, Fabio Nicita, professionista incaricato da Cisma di predisporre la relazione geologica per l'ampliamento, Salvatore Maria Zaccaro, professionista che doveva redigere l'analisi del rischio, Salvatore Salafia, responsabile dell'area tecnica del Comune di Melilli e firmatario di una concessione edilizia finita nel mirino degli inquirenti, Rosario Crocetta, accusato di aver firmato due ordinanze “contigibili e urgenti”, Mauro Verace, dirigente regionale Acqua e rifiuti, che avrebbe consentito l'emissione delle ordinanze da parte di Crocetta e Maurizio Pirillo, dirigente del dipartimento regionale acqua e rifiuti.

ACCUSE – Gli indagati avrebbero consentito “l'abusiva gestione di ingenti quantitativi di rifiuti solidi urbani”. Secondo quanto emerge dalle indagini del Noe, a Melilli, sono stati abbancate 34mila tonnellate di rifiuti urbani, con un fatturato di 3.626.727,30 euro “senza Autorizzazione integrata ambientale”. Il ministero dell'Ambiente, secondo la ricostruzione dei magistrati, già nel 2016 aveva stabilito che la deroga per la discarica Cisma “non era più applicabile”.

L'impianto sarebbe stato “tecnicamente inadeguato”, fuori legge, “sia perché si trattava – scrivono gli inquirenti nell'avviso notificato – di fatto, di un impianto di micronizzazione dei rifiuti e non di un impianto di biostabilizzazione della frazione organica del sottovaglio”, in pratica mancava il deferizzatore .

Ma c'è di più. La Procura contesta che l'impianto era stato realizzato sopra una discarica non ancora chiusa, senza l'avvio di una procedura di chiusura e realizzando un “esteso piazzale” che creava un sovraccarico sulla discarica di rifiuti speciali.

E ancora, i rifiuti venivano macinati e non biostabilizzati, nel bacino di discarica sarebbero stati mescolati “rifiuti pregressi e nuovi”.

Gli investigatori contestano anche le autorizzazioni rilasciate dal Comune di Melilli, l'aumento della capacità della discarica da 500 a 859 tonnellate al giorno, consentita dal dirigente Maurizio Pirillo e la violazione delle leggi in materia di gestione dei rifiuti contravvenendo alle prescrizioni dell'Arpa.

Al posto dell'impianto di micronizzazione gli inquirenti trovano 24 “biocelle” che dovevano essere mobili, e invece erano ancorate al terreno. Sarebbe stata necessaria anche una modifica dell'Aia, viste le nuove tipologie di rifiuti da trattare, con relativi codici e non sarebbe stato modificato l'impianto di recupero del “biogas”.

LE ALTRE ACCUSE – C'è un capo di indagine per abuso d'ufficio all'interno del quale sono elencate tutte le leggi “violate”, comprese quelle sull'esercizio dei poteri in stato di necessità e urgenza. In pratica, i provvedimenti dei dirigenti regionali e quelli dell'ex presidente non avrebbero tutelato la salute e l'ambiente. Punto per punto, in 22 pagine di accuse, i magistrati contestano le consulenze dei professionisti di Cisma ambiente, che in alcuni casi avrebbero rappresentato una realtà difforme, provocando odori nauseabondi che danneggiavano i proprietari dei terreni che circondano la discarica

 

 


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