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il video della discordia

Bianco "Gioeni, operazione verità"
Ma è pioggia di smentite e accuse

Catania, enzo bianco, giacomo guglielmo, ponte gioeni, Cronaca

Cinque anni di silenzio fino al video che, postato ieri su Facebook, ha scatenato accese polemiche.

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CATANIA - La verità, del sindaco, sull'abbattimento del Tondo Gioeni. In un video, pubblicato ieri sulla pagina Facebook a un mese dalle elezioni, il primo cittadino decide di dare vita a un'"operazione verità" dando le risposte alle domande che la città si fa da quasi cinque anni. Da quando cioè, nell'agosto 2013, l'amministrazione targata Enzo Bianco stabilì di abbattere il cavalcavia alla fine di via Etnea, collegamento importantissimo tra due pezzi di città. Ribaltando quanto stabilito dall'amministrazione precedente che dopo anni in cui si parlava dell'abbattimento del ponte, decise di mantenerlo.

"Voi dovete sapere come stavano realmente le cose sull'abbattimento del ponte" - esordisce il primo cittadino che evidenzia come non sia stato lui, un bel giorno, a svegliarsi e a stabilire che il cavalcavia andava abbattuto. E a far risalire la scelta al 2003 quando il sindaco Scapagnini, su suggerimento di assessore e tecnici, decise che i ponti in Circonvallazione andavano abbattuti per una questione di sicurezza e per fluidicficare il traffico. Siamo ai tempi dell'ufficio speciale retto da Tuccio D'Urso.

Bianco prosegue citando il professor Badala, professore ordinario alla facoltà di ingegneria,  che in una relazione avrebbe evidenziato la condizione di pericolo che la struttura avrebbe rappresentato in caso di evento sismico. "Questo giudizio - continua Bianco - viene confermato da tutte le autorità competenti. E nessuno ha nulla da ridire". Per poi passare alle scelte dell'amministrazione Stancanelli. Che avrebbe prima mandato in gara la demolizione, per poi cambiare idea con la delibera del dicembre 2012 nella quale si stabilisce che il ponte non va demolito ma messo in sicurezza.

Ma, insiste Bianco, anche l'ex assessore Arcidiacono, in una lettera, evidenzia come il ponte sia pericoloso e che vi sia un problema di sicurezza. "Davanti a una situazione del genere - sottolinea ancora il primo cittadino - il sindaco non ha alternative". E cita il collega di Rigopiano.

Un video che ha scatenato le ire dei passati amministratori, ad esempio quelle del consulente per la viabilità dell'allora sindaco Stancanelli, Giacomo Guglielmo, che si dichiara "pronto ad andare in Tribunale". "Abbiamo fatto rifare la relazione - afferma Guglielmo. Abbiamo applicato le reti per la caduta dei calcinacci e studiato il modo per mantenere il ponte, dato che abbatterlo avrebbe causato enormi problemi di viabilità. Che poi è quello che è avvenuto".

Non solo. Guglielmo spiega come a sostegno della decisione di Raffaele Stancanelli e della sua Giunta, c'era un parere dell'Utu, a forma di Giovanni Tomaselli che, nel 2011, chiede di mantenere il traffico su tre livelli e come lo stesso professor Badalà abbia scritto nella relazione commissionata proprio da Stancanelli per verificare lo stato del cavalcavia. "Il prof - tuona Guglielmo - afferma che il ponte può essere sanato con un adeguamento strutturale". E ancora su Facebook: "Il ponte non costituiva pericolo per le persone per crisi strutturali, ed abbatterlo senza realizzare il sottopasso e riempiendo l'esistente una follia dal punto di vista della viabilità, cronaca di un ingorgo cronico annunciato. Raffaele Stancanelli saggio. Bianco irresponsabile per la viabilità, decisore scarso, ma vergognati a usare la tragedia di rigopiano! Ti devi vergognare!".

il post del professor Badala



Una bega politica, si potrebbe pensare: Guglielmo è anche uno dei componenti del tavolo dei saggi che stanno aiutando Salvo Pogliese a stilare il programma. Se non fosse per l'intervento dello stesso professore Badala: "È vergognoso - scrive il professore condividendo il video di Bianco - leggere i documenti a metà. Il ponte era da adeguare sismicamente, non da abbattere. Certe sceneggiate fanno venire il voltastomaco. Bianco ha paralizzato la città...perché non è riuscito a cambiare destinazione ai fondi impegnati per la demolizione e non per il risanamento strutturale".

 

 


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