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L'inchiesta della Squadra Mobile

L'agguato fallito e la vendetta
Far west a San Berillo Nuovo

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Trentuno anni dopo l'omicidio di Gaetano Salici. Le indagini che hanno incastrato Rosario Pitarà, boss dei Cursoti Milanesi.

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CATANIA - Non avrebbe dovuto esserci alcun inseguimento a piedi. Troppo rischioso. Ma qualcosa è andato storto quel giorno d’agosto di 31 anni fa. Gaetano Salici, quella sera, parlava davanti a una rivendita di frutta con un suo conoscente in via Indipendenza. Ad un certo punto il rumore di una frenata ha destato la sua attenzione: una Fiat Uno grigio topo si è fermata. A bordo due uomini con il volto travisato: quello seduto sul lato passeggero ha impugnato una pistola. Il tempo di capire quello che stava succedendo che Salici se l’è data a gambe. È partito un breve inseguimento. Cinque o sei colpi alle spalle. Il sangue e le ferite. Far west in via Lazio, quella sera. Sul selciato i poliziotti hanno trovato 5 bossoli calibro 7,65.

Per la Squadra Mobile non ci sono dubbi: a freddare Gaetano Salici, piccolo rapinatore di San Berillo Nuovo, è stato “Saretto ‘u furbasteri”, arrestato venerdì sera con l’accusa di omicidio. Nell’ordinanza firmata dal Gip sono cristallizzati i riscontri investigativi che hanno permesso dopo tre decenni di poter assicurare alla giustizia il presunto killer. Il complice, Giovanbattista Guglielmino, è stato arrestato pochi minuti dopo l’agguato di 31 anni fa. Il tempo della fuga e poi il tentativo di bruciare la Fiat Uno. Peccato che la scia di fumo ha trascinato i poliziotti fino via Barsanti. Le manette, il carcere e la condanna definitiva nel 1991.

Il mosaico ha preso forma grazie alle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, in ultimo Concetto Bonaccorsi (U carateddu) da meno di un anno diventato collaboratore di giustizia. Un boss di primo piano della mafia catanese. Il pentito ha spiegato che lo stesso Rosario Pitarà gli aveva confidato di aver ucciso Salici. Una scelta che sarebbe costata molto a “Saretto u furasteri”: gli sarebbe stato infatti tolto lo scettro del comando del clan dei Cursoti Milanesi. Le parole di Concetto Bonaccorsi hanno trovato perfetta assonanza a quello che già era stato acquisito negli anni da altri ex boss. Come Roberto Testa, personaggio legatissimo all’esponente del clan Cappello Giovanni Colombrita, testimone oculare dell’agguato. Il collaboratore ha raccontato di aver riconosciuto Rosario Pitarà nei momenti concitati della sparatoria. Il terzo pentito è Franco Russo, proveniente dalle file dei Cursoti Milanesi, che avrebbe saputo da Gugliemino (il complice nell’omicidio) - nel corso di un permesso premio dal carcere - che stava scontando diversi anni di reclusione perché “Saru” gli aveva ordinato di disfarsi dell’auto utilizzata nell’agguato in cui aveva ammazzato Salici. Saru - per gli inquirenti - altri non è che il boss dei Cursoti Milanesi, Rosario Pitarà.

Insomma negli anni Ottanta non ci sarebbe stata alcuna remora tra i mafiosi a parlare di omicidi. E addirittura di assumersene la paternità. Erano i tempi della cruenta guerra di mafia che vedeva contrapposti i Santapaola e le altre famiglie mafiose, tra cui quella dei Cursoti Milanesi. Tempi diversi da quelli di oggi. Dove il silenzio è d’obbligo. E c’è la paura che un boss possa decidere di passare dall’altra parte del fossato e collaborare con la giustizia.

Rosario Pitarà avrebbe ammazzato il giovane Gaetano Salici per vendetta. Il boss sarebbe stato convinto che il rapinatore avesse fatto da base logistica per un tentato omicidio architettato dai Santapaola-Ercolano. Un agguato che si sarebbe verificato proprio due giorni prima, il 30 luglio 1987 in via San Leone, angolo via dell’Adamello. I poliziotti trovarono 9 bossoli calibro 9: prova che in quell’angolo era avvenuta una sparatoria. Le indagini portarono a scoprire che Rosario Pitarà era riuscito a sfuggire a un attentato ordito nei suoi confronti. Il giorno dopo la polizia ha arrestato due persone: erano in possesso (proprio) di una calibro 9. La comparazione balistica aveva permesso di accertare che quella era la pistola dell’agguato fallito in via San Leone. Ma Rosario Pitarà non poteva saperlo. A quel punto il suo piano di vendetta era già stato programmato. Il 2 agosto 1987 Gaetano Salici è stato ammazzato in via Lazio.

Via Lazio, oggi



Dopo trent'anni quella viuzza di San Berillo Nuovo pare riportare indietro nel tempo: muri scrostati, una bottega senza pretese, un garage, una sedia di plastica abbandonata. La nota di modernità sono i modelli di scooter parcheggiati. Chissà se chi oggi abita lì sa che quella strada è stata macchiata di sangue. Il sangue della guerra di mafia.


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