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Gennuso finisce ai domiciliari "Pagati 50 euro per ogni voto"

Catania, catania mafia, mafia, Cronaca

È accusato di scambio politico mafioso. LE INTERCETTAZIONI: GUARDA IL VIDEO 

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CATANIA - "Ogni voto sarebbe stato pagato circa 50 euro. E il budget complessivo messo a disposizione per il clan di Avola dal deputato regionale Pippo Gennuso sarebbe stato di circa 10 mila euro", lo hanno detto gli investigatori, questa mattina, nell'illustrare i dettagli dell'inchiesta Belial (figura demoniaca, ndr) che ha portato all'arresto del parlamentare regionale siracusano. Giuseppe Gennuso, 64 anni, è finito ai domiciliari. Il deputato regionale è indagato insieme a due presunti affiliati di una cosca mafiosa di Avola.  Arresti domiciliari anche per
Massimo Rubino, 48 anni, ritenuto il procacciatore di voti per conto del clan siracusano a favore di Gennuso alle ultime elezioni regionali. In carcere, Francesco Giamblanco, 31 anni, genero del boss di Avola Michele Crapula.

Per i tre il reato ipotizzato dalla Procura di Catania è scambio elettorale politico mafioso (416 ter) in concorso commesso in occasione delle ultime elezioni regionali siciliane. C'è un quarto indagato. Si tratta di un soggetto vicino al clan di Avola.

"Ringrazio i carabinieri di Siracusa per il lavoro svolto che ci ha permesso di poter arrivare a questo importante risultato", ha esordito il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro parlando con i giornalisti. "Non vi è dubbio che il clan di Avola ha pesato sul risultato elettorale di Pippo Gennuso", ha voluto evidenziare Zuccaro. "Il dato oggettivo è che sul territorio di Avola, che è diverso da quello di provenienza del deputato Pippo Gennuso, ha riportato un numero di preferenze, 424, che è di gran lunga superiore a quello del terzo candidato che ne ha avute 65, mentre il primo, originario di Avola, ne ha raccolti un po' più di mille. Dalle indagini sappiamo che certamente l'onorevole Gennuso aveva contezza della caratura criminale dei soggetti con cui stava dialogando e da cui aveva accettato la promessa di voti", aggiunge Zuccaro.

"L'inchiesta è stata condotta tra ottobre e novembre 2017  -gli ha fatto eco il comandante provinciale dell'arma Luigi Grasso  - abbiamo utilizzato intercettazioni e altre attività tecniche anche sui social che ci hanno permesso di documentare il malaffare". "Abbiamo ancora una volta dimostrato tempestività nelle indagini - ha detto il procuratore aggiunto Carmelo Petralia -e  soprattutto abbiamo dimostrato che quell'area della provincia siracusa non è immune dalla criminalità organizzata. Abbiamo documentato l'esistenza di questo accordo tra Gennuso e gli esponenti della cosca e del perfezionamento della promessa elettorale".

Forte la valenza probatoria di una intercettazione. "In particolare durante un comizio elettorale di ringraziamento - ha spiegato Petralia - ad un certo punto è stato captato il commento di Rubino "ora ci vuonu i soddi" (ora ci vogliono i soldi, ndr)".

"È andato tutto bene, ma ha n'escere i soldi..." (adesso deve tirar fuori i soldi, ndr). È la richiesta, fatta da un uomo vicino a Massimo Rubino, sfregando indice e pollice, alla fine dei festeggiamenti del 19 novembre scorso, intercettata - come detto - dai carabinieri di Siracusa. Per la Procura è il sigillo sull'accordo tra il candidato e gli esponenti del clan Crapula, ai quali importerebbe soltanto di intascare il denaro. In un colloquio Francesco Giamblanco, genero del capo clan Michele Crapula, mentre parla con  Rubino è lapidario: "... abbiamo quattro-cinquecento voti, ma lo abbiamo con i fatti! I soldi ci vogliono". E Rubino risponde: "..noialtri stiamo facendo la base? Lo sai come stiamo facendo? Cinquanta euro, no? A famiglia! Quanti sono? Cinquanta euro lui sta uscendo? La base nostra cinquanta euro a persona".

Ma si fanno anche i conti nel clan: "Trenta euro li spendi, 20 li conservi... Con 500 voti conservi diecimila euro...". Giamblanco vuole tenere il profilo basso nei rapporti con Gennuso, ricostruisce la Procura distrettuale di Catania, e incarica Rubino di tenere i rapporti. Quando organizza una cena di sostegno al candidato rimprovera uno dei partecipanti che chiede se ci sarà 'Ciccio' Giamblanco gli urla: "Nooo! Ma non ne devi nominare cristiani! Ma forse non hai capito che sei la spazzatura di Avola?". Ma il genero del boss Crapula non pare avere dubbi circa l'esito del supporto al candidato Gennuso: "...facciamo i completini Gennuso-Crapula! Lo bruciamo, vai! Almeno ci difende lui... Vai, vai!... Il Santo nostro: Pippo Gennuso... La famiglia Crapula - Zu' Pippo...". Per la Procura distrettuale i contatti tra Gennuso e Rubino e tra questo e Giamblanco emergono anche dalle loro pagine Facebook.

"È un risultato che arriva grazie alla particolare attenzione che abbiamo dell'area sud della provincia aretusea", ha precisato il Tenente Colonello Giovanni Palatini. "Alcune segnalazioni ci hanno fatto carpire che nel corso delle ultime elezioni regionali c'era qualcosa che non andava e grazie ad una serie di attività documentali abbiamo trovato riscontro ai nostri sospetti. Siamo riusciti a chiudere le indagini in tempi stretti".

"Il clan Crapula - ha detto il capitano Vincenzo Alfano del Nucleo Investigativo dell'Arma di Siracusa -  è in grado di spostare voti perché esprime una forza organica molto forte sia diretta che indiretta. Il budget messo a disposizione del clan era di circa 10 mila euro. E ogni voto era pagato circa 50 euro".

Il pm Alessandro Sorrentino infine ha spiegato, rispondendo a una domanda di un cronista, che ruolo ha avuto il lavoro del giornalista Paolo Borrometi nel corso delle indagini. "A noi è servito l'articolo di Borrometi per avere contezza della conoscenza di Gennuso in merito al peso criminale del clan Crapula. Ma l'inchiesta - ha chiarito il sostituto procuratore della Dda - è partita in maniera autonoma".

Per i carabinieri di Siracusa "i Crapula" sarebbero già stati protagonisti di "un'attività analoga procurando dei voti in favore di Salvatore Guastella in occasione delle elezioni amministrative a Avola dell' 11 giugno 2017" con un 'appoggio' sulla pagina Facebook di una componente la famiglia del boss che "invitava gli amici a non voltarci le spalle" vicino alla foto del candidato, che era stata segnalata dal giornalista Paolo Borrometi.  È lo stesso Giamblanco a parlare di quella campagna elettorale: "..a Turi Guastella quanti gliene abbiamo raccolto voti? E sono stato manzo (calmo, ndr) che mi spaventavo...".


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