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il taglio regionale

Bellini, infuoca la polemica
"Scongiurare la chiusura"

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Tensione sul filo del rasoio. Botta e risposta fra sindacati e governo.

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CATANIA – Rimane alta la preoccupazione per le sorti del teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania. Dopo la notizia del taglio di due milioni di euro, contenuto, a sorpresa, nell’emendamento proposto dal governo regionale alla commissione Bilancio, non si placano le polemiche. Se la proposta emendativa dovesse essere approvata la quota di finanziamento destinata al teatro non sarebbe, infatti, sufficiente a coprire per intero le spese del personale. Sono circa 250 i dipendenti che rischierebbero di ritrovarsi senza piu uno stipendio. La decurtazione potrebbe, in poche parole, costringere l'ente a dover chiudere i battenti. Un colpo durissimo per queste famiglie e per la città.

Ad alimentare l’ansia per i lavoratori anche le dichiarazioni del presidente Nello Musumeci, che durante la visita a Messina – pur non sotterrando del tutto le speranze e promettendo una revisione dei bilanci - ha rivendicato la decisione del governo e ribadito le difficoltà della Regione a garantire le necessarie coperture finanziarie. "I tagli sono ovunque - ha sottolineato - non solo alla cultura, è un bilancio ingessato, un bilancio impossibile. Basta pensare che solo i disabili gravissimi costano ai siciliani 220 milioni di euro”. E ancora ha affermato che a margine di una condizione finanziaria “disastrosa con oltre 8 miliardi di indebitamento. Si sappia che è finita la bella stagione delle vacche grasse".

Parole che rimbombano nella testa dei lavoratori e dei sindacati che da mesi chiedono risposte. “Siamo perfettamente consapevoli delle difficoltà che deve affrontare chi è chiamato a governarci – afferma Antonio D’amico, segretario Fistel Cisl nonché professore d’orchestra del teatro Bellini – Ma ci dispiace constatare che non ci sia più spazio per quello che noi riteniamo un patrimonio artistico, come se la cultura fosse un lusso riservato a pochi e non un potente veicolo di crescita sociale. Oggi non esistono più "vacche grasse" perché i fondi alla cultura sono stati amputati più del 50%. E meno ancora al teatro Bellini i cui stipendi per alcuni sono bloccati da tempo”.

E la notizia della riduzione degli stanziamenti destinati agli enti di cultura è stata davvero una doccia fredda. La stessa giunta regionale aveva infatti reintegrato (dopo aver inizialmente già applicato un primo taglio del 30%) la quota richiesta dall’ente nel bilancio provvisionale, ovvero 13,5 milioni di euro, come lo stesso assessore regionale al Turismo, Sandro Pappalardo, aveva spiegato al nostro giornale. Dicendo inoltre che tale ripristino – in ogni caso – avrebbe dovuto però fare prima i conti con l’iter previsto dalla manovra finanziaria. La questione ora è rimandata tra pochi giorni. Allora si conosceranno quali saranno le sorti del teatro.

Intanto, la tensione rimane sul filo del rasoio anche fra i sindacati che venerdì hanno chiesto le dimissioni del Cda dell’ente. Dal canto loro, il sindaco Enzo Bianco, presidente del Cda, assieme al sovrintendente del teatro Roberto Grossi sono intervenuti sulla vicenda manifestando tutta la loro preoccupazione e facendo presente quali conseguenze devastanti potrebbero verificarsi qualora il taglio dovesse essere confermato. E Grossi, in particolare, ha inoltre spiegato come la decurtazione “non comporterebbe alcun risparmio, creerebbe anzi un danno erariale in quanto, lo ribadiamo, in mancanza di risorse per pagare la forza lavoro, l’ente non sarebbe più in grado di produrre attività alcuna. Si tratta bensì di valutare attentamente le conseguenze negative, in termini di promozione e attrazione turistica, che deriverebbero alla nostra città e all’intera Sicilia da un ulteriore disinvestimento, che si aggiungerebbe a quello degli ultimi anni. In particolare, il taglio previsto per il Bellini non è sostenibile e condannerebbe l’ente alla paralisi. Non avere fondi a sufficienza per gli stipendi dei lavoratori, significa non potere usufruire del loro apporto e sospendere dunque la programmazione. E senza attività vengono meno gli incassi fondamentali per l’autofinanziamento, grazie al quale il teatro realizza le stagioni liriche e sinfoniche e i progetti per i giovani, le famiglie, le scuole. Ma il prezzo da pagare sarebbe ancora più alto: andrebbero infatti conteggiate anche le perdite dei mancati introiti della biglietteria, così come verrebbe meno il contributo dei privati che credono in noi. Inoltre perderemmo pure le risorse finanziarie derivanti da fondi statali e regionali (Fus e Furs), legati alla produzione degli spettacoli effettivamente svolte. Il black out sarebbe immediato. A cominciare dall’impossibilità di effettuare la stagione estiva, inaugurata lo scorso anno con grande successo al Teatro Antico di Catania, fino all’annullamento dell’intenso programma di opere e concerti previsto per l’autunno, con gravissimo danno per gli abbonati e i cittadini”, ha concluso Grossi.

Sulla vicenda dei tagli regionali al Bellini interviene anche il sindacato Snalv: "Cambia il governo ma non la sonata - afferma Antonio Santonocito, il segretario regionale de sindacato autonomo Snalv, aderente alla Confsal. “Ancora una volta si annunciano tagli per il teatro Massimo Bellini, ma questa volta a farlo è l'amministrazione del presidente Nello Musumeci. I problemi però rimangono gli stessi, anzi si aggravano e a pagare il conto sono sempre i lavoratori. Con i nuovi tagli annunciati infatti - continua il segretario - si annuncia il disastro per l'ente Teatro Massimo Bellini e per i suoi lavoratori. Per i precari, che da anni si battono per la stabilizzazione, non solo si infrange ogni speranza di stabilità in azienda, ma non potranno essere neanche più assunti a tempo, come avvenuto in questi anni, per mancanza di fondi. Addirittura, - dichiara ancora Antonio Santonocito - e i tagli alla cultura annunciati fossero confermati il Teatro stesso dovrebbe chiudere i battenti lasciando a casa tutti. Confido nel rientro dell'allarme per il bene di tutti", conclude.

 


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