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L'ANALISI DELLA SCONFITTA

Pd, va in scena la direzione
Unità sul nome di Bianco

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A livello carsico scorre il fiume dei mal di pancia, ma l’imminente appuntamento elettorale porta i più a rinviare la resa dei conti.

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CATANIA – Dopo due anni si riapre il sipario della direzione provinciale del Pd, ma
l’analisi della sconfitta va in scena solo a metà. L’unico che può dirsi soddisfatto è il sindaco Enzo Bianco, incoronato candidato in via ufficiale dal voto dell’assemblea (contrari soltanto i due ex fedelissimi Giulio Ciccia e Pierangelo Spadaro, oggi fieri sostenitori di Emiliano Abramo). Il lungo pomeriggio di passione in casa dem non decolla nonostante la presenza di numerosi militanti e dirigenti. Il grande assente è il deputato regionale Luca Sammartino, poi ci sono tutti: il sindaco Enzo Bianco, il deputato regionale Anthony Barbagalllo, gli ex deputati Giuseppe Berretta, Giovanni Burtone, Concetta Raia e Luisa Albanella, l’ex assessore Angelo Villari e la neo senatrice Valeria Sudano.

Nei corridoi le battute al vetriolo si sprecano, in sala si indossa il sorriso migliore: un copione già visto. A livello carsico scorre il fiume dei mal di pancia, ma l’imminente appuntamento elettorale porta i più a rinviare la resa dei conti. La situazione incerta a livello nazionale di certo non aiuta a imboccare un sentiero definito. La sala rumoreggia spesso soprattutto quando la discussione sui nodi nazionali e l’analisi della sconfitta viene congelata e rinviata a lunedì prossimo. La direzione si occuperà esclusivamente dell’imminente voto amministrativo a Catania. Eppure, la relazione di apertura dei lavori del segretario Napoli fa ben sperare e ricorda pallidamente l’analisi della fase del tempo che fu: parte dal livello internazionale per arrivare a quello locale. In soldoni il dibattito nazionale non è all’altezza della portata storica della sconfitta subita e tutti hanno grosse responsabilità.

Napoli mette più volte le mani avanti per evitare lacerazioni e recriminazioni invitando tutti a fare “un bagno collettivo di umiltà”. Parte della sala rumoreggia e considera l’impostazione della discussione sbrigativa da parte di chi ricopre un ruolo centrale nel partito (che non riunisce da due anni), qualcuno sorride a mezza bocca, qualcun altro vorrebbe un’analisi più complessa. Anthony Barbagallo accenna alle modalità di scelta dei candidati alle Politiche e Concetta Raia alla trasformazione complessiva del partito. In generale pesa molto l’assenza di una discussione, la balcanizzazione del partito etneo, la staticità della macchina organizzativa, i dirigenti sono inchiodati a un dibattito interno senza sbocco mentre i circoli si svuotano. Insomma, l’orchestra  suona mentre la nave affonda.

I nodi sono tanti e i protagonisti sono ben consapevoli che non basterà un pomeriggio per scioglierli. Napoli propone uno schema di massima sulla coalizione da mettere in piedi a Catania: quattro liste formate dalle varie anime del partito senza il simbolo dem per non fare torto a nessuno ed evitare che il peso specifico sia riconducibile all’intero partito. Non una rinuncia alla propria identità considerando che il candidato sindaco è uno dei fondatori del partito. Qualcuno mugugna, qualcun altro si chiede se ci si vergogni a tal punto del proprio simbolo. La questione, insomma, terrà ancora banco. Sul simbolo (e non solo) interviene anche Giulio Ciccia che lamenta i tempi stretti scelti per la direzione sul tema delle amministrative e lascia intendere l’imminente addio a un partito “in cui decidono soltanto le segreterie politiche”.  Bianco interviene per esporre la bontà del progetto in cantiere sulla scorta del modello Orlando imperniato sul civismo. Basterà il potere taumaturgico del civismo? Gli uomini più vicini al sindaco sono ottimisti e lasciano intendere che le liste a sostegno saranno numerose.

Bianco incita la truppa: “E’ una battaglia che possiamo vincere”. Il sindaco incassa anche il sostegno della senatrice Valeria Sudano (“lo sosteniamo in maniera convinta”, dice e spiega che la scelta è stata preceduta da una ricognizione per carpire gli umori della città). Un modo per rimandare al mittente l’accusa di lavorare a un’altra candidatura. La neo eletta interviene anche per togliersi qualche sassolino dalle scarpe, facendo intendere che sulla sconfitta catanese non poco ha inciso il sostanziale disimpegno di alcune anime del partito. Per quanto riguarda gli altri 21 comuni la voto un ufficio politico, composto dai membri delle varie anime del partito, traghetterà i dem nelle scelte dei candidati nei paesi della provincia: scopo dichiarato è evitare spaccature e scongiurare candidature fratricide su fronti contrapposti. La patata bollente passerà da altre mani. Circoli permettendo. Il fuoco, insomma, cova sotto la cenere.

 

 

 


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