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VERSO LE ELEZIONI

Pd, Veleni e candidature
Convocata la Direzione provinciale

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Ecco i nuovi scenari.

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CATANIA - Piano piano, ma si riparte. È tempo di riflessione nel Partito democratico di Catania. Anzi di confronto. Franco o no, sarà tutto da vedere. Intanto è la prassi a prevalere, anche sulle fin troppe lacerazioni interne degli ultimi anni. Lunedì infatti verrà riunita la direzione provinciale dei dem etnei. Un momento atteso da tempo, soprattutto dopo la pioggia di dimissioni arrivata nel mese di febbraio. Si discuterà di voto, voti e qualche poltrona. Non fosse altro che all’indomani della Politiche – e mettiamoci pure le Regionali – era mancato un momento ufficiale per analizzare quanto raccolto alle urne. Che siano state due tornate poco fortunate, pare oggi un eufemismo. Solo Luca Sammartino e Valeria Sudano, al momento, possono stirare le braccia al cielo in segno di vittoria (seppur mutilata). L’elezione di quest’ultima al Senato della Repubblica e le 32mila preferenze – seppur opacizzate dalle indagini in corso – di Sammartino, pesano eccome sugli equilibri di un partito che per fin troppo tempo li ha trattati da estranei.

Stati d’animo totalmente differenti tra gli altri big democratici. Nonostante le scelte di Renzi, che hanno penalizzato fortemente le aspirazioni dei franceschiniani etnei, stoppati in fase di compilazione delle liste, ad Anthony Barbagallo resta a disposizione quel seggio all’Ars sottratto in via democratica ad Angelo Villari in quel di novembre. Ad oggi le vecchie acredini elettorali appaiono tutt’altro che stemperate, tuttavia in zona Demosì c’è l’amarezza per le condizioni politiche che hanno portato Concetta Raia a dover rinunciare alla corsa per il Parlamento nazionale. Ma lì le dinamiche siciliane c’entrano ben poco. Se la strategia di Renzi al momento ha portato di fatto alle sue dimissioni benché sincopate dalla segreteria, c’è da ricordare che il partito che dovrà domani tornare a sedersi al tavolo è al momento sotto l’amministrazione controllata di Maurizio Martina. Cioè, in una fase d’incertezza che nel prossimo orizzonte ha la convocazione dell’assemblea nazionale di maggio. Entro questa fase, quindi, non tornerà conveniente a nessun componente della direzione provinciale emettere una fatwa contro gli altri vertici del partito.

Ciò detto, chi si aspetta una resa dei conti rischia di andare deluso. Anche stavolta infatti ogni chiarimento avverrà la prossima volta. Battuta calcistica o no, se ripartenza ci deve essere, non può non passare dal voto amministrativo di Primavera. Ed è qui che Enzo Bianco può dire ancora la sua. Incassata di fatto la palma della candidatura a sindaco – forte anche dello schema a trazione civica che non ammette la presenza in campo del simbolo Pd (sia a Catania che nel resto della provincia) – la discussione si sposterà sulla compilazione delle liste e sui membri della squadra di giunta da presentare agli elettori. Mai come in questo caso, l’andare divisi potrebbe portare un utile in termini di numeri alla coalizione di centrosinistra. Già perché spacchettare la proposta Pd, a questo punto, favorirebbe quella conta sui cui calibrare gli equilibri del partito in vista del congresso. 

Fuori dalla città di Catania, il partito già si muove ma in ordine sparso, promuovendo candidati a “coalizioni variabili” entro cui, più del Pd, è il posizionamento degli uomini vicini a Luca Sammartino a disegnare della variabili assolutamente indipendenti rispetto agli statuti interni. Intanto le prove generali della direzione provinciale hanno fatto capolino presso la biblioteca comunale “Vincenzo Bellini”. Stavolta è stato il circolo universitario del Pd a convocare i big per discutere del futuro. Ed una risposta c’è stata. Perché al netto di alcune defezioni eccellenti, Giuseppe Berretta, Francesco Laudani, Enzo Napoli, Valeria Sudano e l'intero pacchetto di mischia Demosì, erano presenti. E se – come vuole una vecchia tradizione politica – la base è fatta dagli studenti e l’altezza dai dirigenti, significa che l’area del partito sopravvive ancora.


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