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Scalata e caduta di un boss
"Saro U Rossu" torna in carcere

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Il Tribunale di Sorveglianza ha sospeso i domiciliari: Lombardo è detenuto a Rebibbia. Provvedimento impugnato dalla difesa.

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CATANIA - Rosario Lombardo, detto Saro U Rossu, torna in carcere. E precisamente a Rebibbia a Roma.
Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha sospeso la misura degli arresti domiciliari concessi per le condizioni di salute che secondo diverse perizie mediche non sono compatibili con il regime detentivo. Saro Lombardo, ritenuto elemento di vertice di Cosa nostra catanese, stava scontando ai domiciliari due sentenze definitive a 20 anni (processo Stella Polare e Ghost). Il boss si è recato ad una visita medica senza la necessaria autorizzazione del Tribunale di Sorveglianza. Lombardo avrebbe avviato le formali comunicazioni a polizia e carabinieri secondo le procedure previste, ma non avrebbe atteso il "benestare" dell'autorità giudiziaria. Il provvedimento infatti è stato immediatamente impugnato dal difensore, l'avvocato Pino Ragazzo, davanti ai Tribunali di Sorveglianza di Roma e Milano.

Rosario Lombardo è un personaggio storico dello scacchiere di Cosa nostra catanese. Un  vero e proprio manager dello spaccio. Dai processi Stella Polare e Ghost emerge la sua caratura criminale e il suo ruolo di vertice all'interno dell'organigramma delle famiglia Santapaola-Ercolano. Sarebbe stato l'uomo di fiducia di Daniele Nizza, uomo d'onore di Cosa nostra e addirittura per un periodo ai vertici della cupola catanese. Fabrizio Nizza, collaboratore di giustizia, racconta che "Saro Lombardo faceva capo al gruppo di San Cristoforo ed era il responsabile di tutte le piazze di spaccio del quartiere" e poi precisa "che è un uomo d’onore". Addirittura la sua affiliazione sarebbe anche precedente a quella dei fratelli Daniele e Fabrizio Nizza, avvenuta invece come racconta il super pentito Santo La Causa nel corso di una cerimonia in una villetta a San Giovanni Galermo.

Negli ultimi anni la casa di Rosario Lombardo, al viale Biagio Pecorino dove scontava ai domiciliare le condanne definitive per mafia, sarebbe diventata il quartier generale della droga. In quell'appartamento sono registrati diversi summit organizzativi. Dalle intercettazioni emerge come Andrea Nizza, all'epoca latitante, aveva perso il controllo del traffico di stupefacenti. Un potere che era diminuito anche per "l'onta" di avere un fratello collaboratore. Ruolo invece che avrebbe preso, come emerge dall'inchiesta Carthago 2, Angelo Marcello Magrì con il supporto di Rosario Lombardo. Tanti i pentiti che raccontano di questa nuova linea di comando. Saro U Rossu, imputato proprio nel processo scaturito dall'indagine Carthago 2, rischia una nuova condanna a 20 anni.


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