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"Bianco non ha la maggioranza"
Il consiglio comunale nel pantano

Catania, consiglio comunale, Catania, Politica

Su 9 sedute convocate nel 2018, solo due atti importanti sono stati votati.

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CATANIA - Alcune delibere attendono da mesi di essere approvate. Dal 2017 sono inserite all'ordine del giorno senza che l'aula ne discuta o le voti. Come ad esempio quella relativa all'affidamento del servizio tesoreria comunale, che attende dallo scorso anno di essere lavorata dall'aula. E' quasi paralizzata l'attività del Consiglio comunale di Catania che si riunisce poco e approva ancora meno. Nel 2018, infatti, sono state appena 9 le convocazioni dell'assemblea cittadina, prosecuzioni escluse, che hanno portato all'approvazione di due sole delibere di un certo peso: l'atto d'indirizzo per la rimodulazione del piano di riequilibrio, all'inizio del mese di gennaio, e la rottamazione delle cartelle, all'inizio del mese di febbraio.

Eppure, sono tante le iniziative che andrebbero discusse in aula perché importanti per la città, vedi ad esempio la cosiddetta variante urbanistica del centro storico o l'approvazione dell'elenco degli immobili di proprietà comunale suscettibili di dismissione e valorizzazione per l'anno 2018 ed il triennio 2018/2020. Documenti che attendono invano di essere dibattuti e poi di diventare iniziative reali per la città e i suoi abitanti.  Tutto questo a pochi mesi dal voto amministrativo, quando saranno in tanti i consiglieri uscenti a ripresentarsi per ottenere, ancora una volta, lo scranno a Palazzo degli Elefanti.

Uno stallo che, al di là di costare denaro alle casse comunali e dunque ai contribuenti, dà la misura della distanza siderale tra l'amministrazione e il Consiglio. C'è infatti chi addebita l'inattività del senato principalmente alla frattura - diciamo più che altro una Fossa delle Marianne - tra il governo della città e i rappresentanti dei cittadini, oltre che tra il sindaco Bianco e la sua maggioranza. Perché, ed è il vicepresidente del consiglio, Sebastiano Arcidiacono a sottolinearlo, "non è l'opposizione che deve discutere e approvare le proposte".

A mancare sarebbe dunque la maggioranza, nei numeri ancora tale, a Enzo Bianco. La media dei presenti in aula, minoranza compresa, è di circa 23 consiglieri, su un totale di 45. "Il sindaco non ha più una squadra su cui può contare - continua Arcidiacono. Non ha i numeri per l'approvazione delle delibere - prosegue - e sembra che lo stiano abbandonando tutti, mentre lui è impegnato a inaugurare ogni cosa. Io spero che si ricandidi - aggiunge - in modo da potersi sottoporre al giudizio della città, dato che da quello del consiglio si tiene alla larga".

Ad aumentare la distanza tra amministrazione e consiglieri, secondo Arcidiacono, ci sarebbe anche la lontananza fisica di Bianco dal Consiglio. Per colmare la quale tutti i capigruppo, nel mese di dicembre, consapevoli del perdurare dell'impasse dell'aula, avevano chiesto al primo cittadino un incontro per calendarizzare gli atti più importanti in modo da evitare sprechi di tempo e di denaro pubblico. Incontro al quale il sindaco ha preso parte ma che non avrebbe però avuto alcun seguito. Non solo: Bianco non si è presentato mai in aula, salvo dopo essere stato "convocato" dal Consiglio. Convocazione riproposta per la seduta in programma stasera, quando il Consiglio dovrà esprimersi sulla rimodulazione del Piano di rientro. La delibera ha il carattere d'urgenza, ma i consiglieri hanno ricevuto le carte appena pochi giorni fa.

E questo è un altro aspetto del divario tra amministrazione ed aula, evidenziato stavolta dalla presidente del Consiglio, Francesca Raciti. "Il periodo non è certo semplice per la politica -afferma Raciti - sia in generale che a Catania. Ci sono tensioni tra le anime che compongono l'assemblea cittadina - prosegue - e servirebbe un collegamento maggiore tra il governo della città e i rappresentanti dei cittadini. Inoltre - prosegue - bisognerebbe mettere i consiglieri in condizioni di poter studiare e approfondire le delibere, cosa che non sempre accade. Questo atteggiamento non valorizza il Consiglio - conclude la Raciti - che, quando chiamato, risponde sempre con responsabilità, e la continua campagna elettorale non aiuta di certo".

 

 


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